5 gen 2022

Cdm 5 gennaio. Obbligo vaccino per over 50. Servizi e negozi: basterà il Pass base

La mediazione dopo le proteste della Lega. Ok all'unanimità. Scuole riaperte regolarmente. La bozza del decreto in Pdf

Un momento della cabina di regia del governo sul Covid, convocata per decidere le nuove misure da adottare per frenare la crescita dei contagi, a Palazzo Chigi, Roma, 05 gennaio 2022.
ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/ FILIPPO ATTILI
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Covid, un momento della cabina di regia del 5 gennaio (Ansa)

Roma, 5 gennaio 2022 - Gli over 50  dal 15 febbraio potranno andare a lavorare solo con il Super Green pass, che si ottiene con il vaccino o la guarigione dal Covid. Mentre per chi ha più di 50 anni scatta l'obbligo di vaccino,  fino al 15 giugno. Il via libera in Consiglio dei ministri è arrivato poco dopo le 20.30, all'unanimità. L'obbligo vaccinale si applica a tutti i residenti in Italia, anche cittadini europei e stranieri. Vale sia per i lavoratori pubblici, sia per i privati, compresi i magistrati. Sono esenti i casi di “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal medico vaccinatore”. L'obbligo vaccinale è poi esteso al personale universitario, senza limiti di età. Per chi non ottempera, si annuncia una multa di 100 euro

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Per chi non rispetta la legge e si presenta al lavoro senza super Green pass, la sanzione amministrativa è stabilita nel pagamento di una somma da 600 a 1.500 euro.  L’obbligo di vaccino per gli over 50 si applica "anche nel caso di compimento del cinquantesimo anno di età in data successiva a quella di entrata in vigore" del decreto. Dopo un aut aut della Lega, che ha minacciato di non votare il provvedimento, basterà il Green pass base per l’accesso ai servizi alla persona (dal 20 gennaio), agli uffici pubblici, a banche, poste e negozi (dal 1 febbraio al 15 giugno). Nessun obbligo, invece, per i clienti di alimentari e farmacie.

I lavoratori

Dopo cinque giorni di assenza ingiustificata i lavoratori privi di Green Pass potranno essere sospesi senza stipendio dal datore di lavoro fino a dieci giorni (ma rinnovabili fino al 31 marzo 2022) “per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione”. La sospensione è “senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro per il lavoratore sospeso”. 

Tutte le imprese potranno sostituire i lavoratori sospesi perché sprovvisti di certificazione verde Covid. Lo prevede la bozza del nuovo decreto sul tavolo del Consiglio dei ministri che estende la misura inizialmente prevista per le Pmi fino a 15 dipendenti. La sostituzione rimane di "10 giorni rinnovabili fino al 31 marzo 2022, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro per il lavoratore sospeso". 

Parrucchieri e centri commerciali

Dura lo spazio di qualche ora l'ipotesi di prevedere l'obbligo di certificato rafforzato per lavoratori e clienti di servizi alla persona, dal barbiere al parrucchiere; servizi pubblici come Inail e Inps; banca e uffici postali; attività economiche come i centri commerciali.  Su richiesta della Lega, esplicitata nel corso della riunione del Consiglio dei ministri da Massimo Garavaglia, la bozza del nuovo decreto Covid è stata modificata: sarà sufficiente il semplice Green pass che si può ottenere anche attraverso un tampone dall'esito negativo.

La bozza in pdf

Draghi

"Vogliamo frenare la crescita della curva dei contagi e spingere gli italiani che ancora non si sono vaccinati a farlo", ha dichiarato il premier. Precisando di voler "ridurre la pressione sugli ospedali e salvare vite". Già nella serata di ieri aveva preso quota l'idea di introdurre l'obbligo per le categorie più fragili e per le fasce d'età più a rischio. 

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La scuola 

La bozza del decreto con le misure per contrastare la pandemia da Covid-19 prevede una gestione più stringente dei casi di positività a scuola. In particolare, “nelle istituzioni del sistema integrato di educazione e di istruzione”, in presenza “di un caso di positività nella stessa sezione o gruppo classe - si legge nella bozza - si applica alla medesima sezione o al medesimo gruppo classe una sospensione delle relative attività per una durata di dieci giorni”. Nelle scuole primarie, invece, “in presenza di un caso di positività nella classe, si applica alla medesima classe la sorveglianza con test antigenico rapido o molecolare da svolgersi al momento di presa di conoscenza del caso di positività e da ripetersi dopo cinque giorni; in presenza di almeno due casi di positività nella classe, si applica alla medesima classe la didattica digitale integrata per la durata di dieci giorni”.

Infine, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado “fino a due casi di positività nella classe, si applica alla medesima classe l'autosorveglianza con l'utilizzo di mascherine di tipo FFP2 e con didattica in presenza; con tre casi di positività nella classe, per coloro che non abbiano concluso il ciclo vaccinale primario da meno di centoventi giorni, che non siano guariti da meno di centoventi giorni e ai quali non sia stata somministrata la dose di richiamo, si applica la didattica digitale integrata per la durata di dieci giorni, per gli altri soggetti, che diano dimostrazione di aver effettuato il ciclo vaccinale o di essere guariti”, si applica “l'autosorveglianza con l'utilizzo di mascherine di tipo FFP2; con almeno quattro casi di positività nella classe, si applica alla medesima classe la didattica digitale integrata per la durata di dieci giorni”.

Ma arriva la bocciatura dei presidi. "Fare la distinzione tra vaccinati e non vaccinati è una misura discriminatoria tra gli studenti", ribadisce il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli. "Avrei preferito qualcosa di diverso - aggiunge -. È giusto e corretto, invece, distinguere in base all’età, perché a fasce diverse corrispondono situazioni vaccinali diverse".

Test antigenici rapidi gratuiti per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado soggetti alla autosorveglianza. C'è anche questo nella bozza di decreto sulle misure per contrastare la diffusione del Covid, all’esame del Consiglio dei ministri. Una misura che, si legge nella bozza, si applicherebbe fino al 28 febbraio per “assicurare l’attività di tracciamento dei contagi". Servirà una “idonea prescrizione medica rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta” e il test si potrà effettuare “presso le farmacie” o le “strutture sanitarie aderenti al protocollo d’intesa”.

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Ristori

Nella cabina di regia si sarebbe discusso anche di ristori. ‘’Ci sarà un decreto per il sostegno alle attività in crisi’’, spiegano fonti presenti all’incontro. Ma non subito, ‘’tra 10 giorni dopo attenta valutazione di quali necessitano di intervento’’. Italia viva ha ribadito che tra queste vi sia il turismo.

 

 

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