I compagni fanno barriera attorno a Eriksen
I compagni fanno barriera attorno a Eriksen

Il malore in campo dal calciatore danese Eriksen, fortunatamente risoltosi bene, ha tenuto tutti con il fiato sospeso ed ha commosso il mondo per il comportamento tenuto dai suoi compagni, capitano Kjaer in testa, sia nell’imminenza dell’incidente che nei minuti successivi al dramma. Il capitano ha da subito soccorso prontamente il proprio compagno,  evitando che deglutisse la propria lingua e mettendolo in una posizione prona di sicurezza, ancor prima che giungessero i soccorsi, pure tempestivi. Ma anche gli altri compagni non sono stati da meno visto che con analogo spirito  sono subito accorsi e, dopo uno sguardo di intesa,   si sono poi posti, abbracciati, a protezione della privacy del compagno, sottraendolo allo sguardo delle telecamere: abbastanza vicini per essere solidali con il proprio compagno ma non tanto da intralciare i soccorsi.

In quei lunghi minuti hanno pregato o pianto insieme, mantenendo un grande contegno ed un’apparente calma esteriore. Il loro capitano si è staccato dal gruppo solo per andare a consolare, in un commovente abbraccio, la moglie di Eriksen. Tutta la squadra è rimasta lì a protezione ed a supporto emotivo del compagno in terra e lo ha scortato fin fuori dal campo,  circondando la barella una volta che erano stati prestati i soccorsi di emergenza, massaggio cardiaco incluso.

Questi i fatti: ma cosa hanno mostrato di possedere i ragazzi danesi in questo drammatico frangente, oltre ad un grandissimo cuore? Hanno messo in campo quelle che nel mondo del lavoro sono chiamate soft skills (o competenze trasversali) oggi divenute quasi più importanti delle pur necessarie competenze tecniche e professionali (c.d. hard skills).

Da  tempo ricerche scientifiche nel campo delle risorse umane convergono sul fatto che nel mondo del lavoro di oggi -  nel quale i modelli organizzativi sono mutati profondamente diventando meno gerarchizzati e più focalizzati sul raggiungimento degli obiettivi mediante l’integrazione di competenze spesso diverse -  le soft skills sono diventate cruciali per tutte quelle aziende che ricerchino i propri “talenti”.

Se questo è vero quali sono le soft skills oggi più richieste? L’elenco è abbastanza lungo e può essere facilmente consultato sui siti delle aziende  specializzate nelle ricerca del personale che ogni anno promuovono studi ed analisi per verificarne l’evoluzione in termini di domanda da parte delle aziende. Ma possiamo dire senza timore di essere smentiti che molte di esse sono state messe in campo proprio dai ragazzi della nazionale danese che hanno saputo in primo luogo comunicare efficacemente tra loro, lavorando in gruppo (team work), gestendo  in maniera efficace lo stress (e che stress  verrebbe da dire) non perdendo il controllo davanti ad un problema inaspettato rimanendo lucidi  (problem solving).  Ma non finisce qui: le competenze trasversali sono  anche altre, in gran parte andate in scena nello stadio di Copenaghen.

Parliamo della leadership (capacità di guidare, indirizzare e motivare il gruppo) e proattività di Kjaer, della  capacità di adattamento al contesto del gruppo, dello spirito di iniziativa e dell’autonomia - nessuno ha detto in quei secondi ai ragazzi cosa fare - della resistenza allo stress accompagnata dal relativo controllo, senza perdere di vista le priorità.

A proposito di priorità: questo è quello che è accaduto in campo visto con l’occhio di chi lavora da tempo con le risorse umane.

Uno sguardo inevitabilmente parziale se lo si confronta con l’imponente e meravigliosa mobilitazione emotiva  che questo fatto ha generato a livello globale ma che ci ricorda, ancora una volta, quale deve sempre essere il baricentro etico e valoriale di chi fa il nostro lavoro: l’Uomo. 

* Esperto di lavoro e formazione, Direttore generale di Assolavoro