Foto di scena della serie SanPa
Foto di scena della serie SanPa
Il docu-film di Netflix su San Patrignano, pur costruito a senso unico con la telecamera orientata più sulle anomalie del passato che la realtà positiva del presente, ha riacceso l’interesse sulla comunità di recupero fondata da Vincenzo Muccioli. Tutti sanno cos’è la collina della speranza di Coriano, ma oggi tutti ne parlano, ne aggiornano emozioni e memoria. Il dibattito si sgrana sui social network, corre di bocca in bocca, risveglia la politica in gran parte impegnata discutere di vaccini sì e vaccini no, aree a colori, divieti, scuola nel caos. Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera e ora senatore delle Autonomie, è uno di coloro che conoscono bene il mondo delle comunità di recupero, sparse per l’Italia fra leader laici o con la tonaca....

Il docu-film di Netflix su San Patrignano, pur costruito a senso unico con la telecamera orientata più sulle anomalie del passato che la realtà positiva del presente, ha riacceso l’interesse sulla comunità di recupero fondata da Vincenzo Muccioli. Tutti sanno cos’è la collina della speranza di Coriano, ma oggi tutti ne parlano, ne aggiornano emozioni e memoria. Il dibattito si sgrana sui social network, corre di bocca in bocca, risveglia la politica in gran parte impegnata discutere di vaccini sì e vaccini no, aree a colori, divieti, scuola nel caos. Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera e ora senatore delle Autonomie, è uno di coloro che conoscono bene il mondo delle comunità di recupero, sparse per l’Italia fra leader laici o con la tonaca.

Senatore, Vincenzo Muccioli santo o diavolo?

"È un uomo che ha fatto molto per salvare migliaia di ragazzi, cominciando da solo senza aiuti. Oggi Sanpa è un esempio apprezzato anche dalle Nazioni Unite. Penso che quando Vincenzo è arrivato lassù, in cielo, e ha presentato il bilancio della sua vita sia stato giudicato positivo".

Netflix ha ripescato le catene per evitare le fughe, i processi, la disciplina ferrea.

"Sono stati applicati anche metodi non sempre ortodossi, ma il risultato finale è quello che vediamo oggi. Migliaia di ragazzi strappati alla droga e alla morte. Sono stati usati metodi al limite della legalità? Può darsi. Non sempre la via per raggiungere il bene è lineare".

Perché la comunità sulla collina ebbe subito tanto seguito?

"San Patrignano nasce in anni in cui lo Stato e le strutture pubbliche erano impotenti. Così tanti genitori disperati si affidarono a comunità di volontari come quella di Vincenzo Muccioli o quella di don Pierino Gelmini".

Però fu una crescita tortuosa.

"Ha seguito un cammino con alcuni errori, certo. Però, ripeto, ha ridato speranza e vita a tanti giovani che l’hanno difesa insieme a laici come Gian Marco e Letizia Moratti, che dalla fondazione sostengono la comunità donando parte della loro vita".

L’impressione è che il film sia a senso unico?

"Ha dato spazio soprattutto alle voci negative e parte del pubblico lo ha compreso. Ma ha paradossalmente sortito l’effetto positivo di rilanciare l’attenzione sulla droga, nodo ancora irrisolto. Muccioli ha agito da solo quando lo Stato pensava di risolvere la situazione col metadone. E non accetto l’atteggiamento di professori del giorno dopo che allora stavano con le mani in mano. Mi viene in mente una frase di Don Milani".

Avanti, la dica.

"A che servono le mani pulite, se si tengono in tasca?".

Perché le istituzioni furono diffidenti verso Muccioli?

"Successe con tante comunità di recupero che si reggevano sul volontariato. Lo Stato era incapace di affrontare questo nodo. Ho parlato con genitori disperati, picchiati, rapinati dai figli tossici e che avevano come unica speranza le comunità. È meglio avere un figlio e rinchiuderlo per evitare che vada incontro alla morte o far finta di essere anime belle capaci solo di ergersi in cattedra?"

Qual è l’eredità morale lasciata dal fondatore di Sanpa?

"Ha individuato come far uscire i ragazzi dalla droga quando sembrava prevalere la rassegnazione della società civile. Ma anche adesso vedo rassegnazione. Circola tanta droga, soprattutto cocaina, basta vedere le ultime vicende di cronaca a Bologna e Milano".

La legalizzazione della droga?

"Non risolve il problema. Dove è stata fatta questa scelta la fascia dei consumatori e del mercato illegale si sono allargate. E le sostanze light sono il primo passo verso le droghe pesanti".

Si fa abbastanza nella lotta agli stupefacenti?

"Direi di no, c’è troppa paura dell’affollamento carcerario e questo condiziona parecchio. Spacciatori arrestati alla sera e già fuori al mattino. In generale vedo un problema di pene troppo lievi e di atteggiamento culturale sbagliato".