L'ultima corsa del cashback, che è proprio l’ultima visto che il governo, ieri sera, ha deciso di sospenderlo per il secondo semestre del 2021. Dai benzinai c’è la coda, così come in negozio. Non si fanno più i pieni di una volta: uno-due euro di benzina ad operazione e non si finisce mai. Alla cassa automatica del supermercato c’è chi passa una bottiglia d’acqua alla volta e ogni santa volta ripete l’operazione. Ci sono rappresentanti che hanno smontato il Telepass dall’auto e pagano con la carta al casello. Distinti professionisti scattano come molle perché in 24 ore vanno sette-otto volte al bar a prendere il caffè. Minimo della spesa, massimo della resa, pazienza se la pressione (corporea) sale alle stelle. Cashback sospeso...

L'ultima corsa del cashback, che è proprio l’ultima visto che il governo, ieri sera, ha deciso di sospenderlo per il secondo semestre del 2021. Dai benzinai c’è la coda, così come in negozio. Non si fanno più i pieni di una volta: uno-due euro di benzina ad operazione e non si finisce mai. Alla cassa automatica del supermercato c’è chi passa una bottiglia d’acqua alla volta e ogni santa volta ripete l’operazione. Ci sono rappresentanti che hanno smontato il Telepass dall’auto e pagano con la carta al casello. Distinti professionisti scattano come molle perché in 24 ore vanno sette-otto volte al bar a prendere il caffè. Minimo della spesa, massimo della resa, pazienza se la pressione (corporea) sale alle stelle.

Cashback sospeso dal primo luglio: oggi ultimo giorno per rimborsi

C’è una sola, unica parola d’ordine: strisciare. Strisciare e ancora strisciare: bancomat, carte di credito, altre carte abilitate. Oppure Satispay. Guai a consumare banconote o monetine. Se il negoziante ti fa la solita tiritera – "non accettiamo carte per pagamenti sotto i 5 o 10 euro" – beh, affari suoi, si cambia negozio. La partita si fa dura: altro che Lukaku, qui si gioca la finale del cashback e in palio ci sono 1.500 euro a testa per i 100mila italiani che avranno effettuato più pagamenti elettronici nei primi sei mesi dell’anno. Una sorta di – chiamiamola così – quindicesima. Uno stipendio, una settimana di vacanza a Viserbella, un week end di lusso nell’hotel a 5 stelle.

Siamo alle ultime 48 ore della nuova grande corsa del Belpaese. Domani a mezzanotte si finisce, si fanno i conti finali e il 10 luglio il ministero dell’Economia renderà pubblica la classifica dei magnifici 100mila. Ma in questi ultimi giorni, in queste ultime ore, ne sono successe e ne stanno succedendo davvero di tutti i colori. Si sgomita, decine di migliaia di italiani cercano di entrare nei primi centomila, quelli che ci sono già temono di essere scavalcati al fotofinish, magari dopo aver strisciato come dei forsennati da gennaio. Non conta, lo avrete capito, la quantità della spesa: conta il numero delle operazioni fatte. Spendi mille euro con la carta? È una strisciata. Fai dieci operazioni da un euro? Sono dieci strisciate, assai più conveniente.

Ieri sera alle 19 chi era in posizione 100mila aveva effettuato 702 operazioni: chi era a metà classifica 771 operazioni. A 110mila, 646 operazioni. Racchiusi in un fazzoletto ci sono decine di migliaia di italiani. Una curiosità; i primi 5 in classifica da gennaio ad oggi hanno effettuato più di 2mila pagamenti elettronici: quasi 400 al mese, una quindicina al giorno di media. Il ministero ha minacciato anche di punire chi fa troppo il furbo (tipo: tante operazioni di fila da un euro dal benzinaio), ma succederà davvero? C’è un mondo dietro questo fenomeno nato per contrastare l’evasione fiscale e favorire i pagamenti tracciabili: siti, pagine sui social, chat di gruppo. Mandano le classifiche aggiornate, arrivano consigli, dritte, ti dicono se puoi stare tranquillo o se è il caso di aumentare le strisciate.

Fatto sta che per questo giochino usciranno dalla casse dello Stato 150 milioni di euro a cui si aggiungeranno i quasi 900 milioni di euro per i sei milioni di italiani che hanno partecipato al cashback di... serie B, quello cioè che ti regala al massimo 150 euro se hai effettuato almeno 50 operazioni. Più di un miliardo di euro di debito per Pantalone e molti da mesi si chiedono se ne vale la pena, perché, come al solito, fatta la legge siamo stati bravissimi a trovare l’inganno. O la furbata.

Ieri sera il governo ha deciso che no, non ne vale più la pena. Si doveva arrivare fino a giugno 2022. Invece stop. Per ora, forse per sempre.