Casapound, la storica sede di Roma (Ansa)
Casapound, la storica sede di Roma (Ansa)

Roma, 4 giugno 2020 - E' stato notificato il sequestro preventivo, con riferimento al reato di occupazione abusiva, dell'immobile in via Napoleone III, sede storica del movimento Casapound.  Al termine di un'indagine condotta dalla Digos della Questura di Roma, la Procura della Repubblica capitolina ha chiesto e ottenuto dal Gip il sequestro

Con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all'istigazione all'odio razziale e occupazione abusiva di immobile la procura di Roma aveva chiesto ai vertici di CasaPound, tra cui Gianluca Iannone, Andrea Antonini e Simone Di Stefano, nei mesi scorsi il sequestro dell'immobile di via Napoleone III. Oggi è arrivato il via libera del gip che ha accolto la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal pm Eugenio Albamonte che considerano il palazzo al centro di Roma come 'quartier generale' dell'associazione.

In totale sono 16 le persone iscritte sul registro degli indagati dai pm di Roma. Dal punto di vista tecnico dopo la notifica dell'ordinanza del sequestro preventivo dell'immobile di via Napoleone III - che avverrà non prima di martedì - la struttura passa nella disponibilità del tribunale. Per quanto riguarda, invece, l'eventuale programmazione dello sgombero della struttura dovrà essere decisa in seno al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che dovrà coordinarsi con la procura. 

"Un momento storico, una vittoria per la città", ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi. "Grazie alla Procura di Roma per la notifica di sgombero per l'immobile di via Napoleone III abusivamente occupato da anni da Casapound. Anche lì si va a ripristinare la legalità", ha aggiunto la sindaca.

Di Stefano: "Resteremo qui"

"Non si capisce per quale motivo si debba partire da questo palazzo e non dagli altri 100 in lista che non sono stati ancora sgomberati. Forse perché la Raggi è in campagna elettorale? Siamo qui da 16 anni ed abbiamo intenzione di restare ancora, poi vediamo che succede il giorno dello sgombero, questo è un palazzo pubblico, se si vuole trovare una soluzione si può assegnare alle famiglie che lo occupano". Lo ha detto il leader di CasaPound Simone Di Stefano, parlando fuori dallo stabile occupato.