di Elena G. Polidori Fino a quando la questione con Casaleggio "non sarà del tutto chiarita", Giuseppe Conte non potrà – né, soprattutto, vorrà – prendere in mano le redini del Movimento. Oggi Davide Casaleggio, dopo aver lasciato scadere alle 24 l’ultimatum di ieri, dirà pubblicamente qual è la decisione presa rispetto al rapporto con i 5 Stelle. Ieri sono state tentate le ultime mediazioni per consentire ai grillini di riappropriarsi del database con dentro gli elenchi degli iscritti e andare così ad un voto, anche su altra piattaforma, e incoronare leader l’ex premier,...

di Elena G. Polidori

Fino a quando la questione con Casaleggio "non sarà del tutto chiarita", Giuseppe Conte non potrà – né, soprattutto, vorrà – prendere in mano le redini del Movimento. Oggi Davide Casaleggio, dopo aver lasciato scadere alle 24 l’ultimatum di ieri, dirà pubblicamente qual è la decisione presa rispetto al rapporto con i 5 Stelle.

Ieri sono state tentate le ultime mediazioni per consentire ai grillini di riappropriarsi del database con dentro gli elenchi degli iscritti e andare così ad un voto, anche su altra piattaforma, e incoronare leader l’ex premier, ma Casaleggio non molla: prima il pagamento dei debiti, poi – forse – il rilascio dei dati (e del sito grillino) che, secondo gli avvocati, lui deve comunque restituire perché sarebbero proprietà del Movimento, non di Rousseau. Questioni legali che allungano i tempi, nonostante la mediazione di Max Bugani. Un divorzio appare inevitabile. E il Movimento, in quanto partito di maggioranza relativa, non può permettersi di attendere. Un gruppo di senatori ha chiesto una riunione per prendere "alcune decisioni politiche sul da farsi – racconta uno dei promotori – perché se qui succede qualcosa non abbiamo nessuno che può dettare una linea politica. Vito Crimi non è più reggente, nemmeno in prorogatio, Grillo ha i suoi guai e non è considerato più lucido, e non c’è neppure un organismo politico intermedio che possa dare la linea ai nostri ministri al governo. Insomma, una decisione va presa".

Perché comunque Conte non deciderà a breve. Sta lavorando, si sostiene, al nuovo statuto che potrebbe anche contenere la deroga al divieto del terzo mandato, ma sono voci. "Serve un mese, a essere ottimisti", viene spiegato, perché Conte possa ’scendere in campo’ in modo stabile. E questo mentre le amministrative incombono e gli accordi sulle candidature vanno trovati. Su Roma ancora non c’è luce, mentre a Milano Sala "potrebbe fare a meno di noi", diceva ieri un grillino di rango alla Camera, e le uniche grandi città in cui c’è uno spiraglio per l’accordo sono Torino e Napoli (dove correrà Roberto Fico). Il rischio vero, aggiunge un parlamentare, è "che Conte possa essere logorato ancora prima di prendere il comando".

Più o meno tutti si augurano che in questa fase "non succeda nulla di grave – commentava la stessa fonte – soprattutto al governo, perché nel caso nessuno avrebbe la legittimazione di prendere una decisione politica", ma c’è persino la Procura di Cagliari che potrebbe dire la sua sul destino della prima forza parlamentare. I giudici sardi hanno disposto la tutela legale del M5s di fronte al vuoto di potere che si è creato. Crimi è ricorso contro la nomina del curatore, ma si attende a breve l’intimazione del tribunale – a Grillo? – perché siano indette le votazioni per la ricostituzione della "normale rappresentanza". Senza Rousseau e senza gli elenchi degli iscritti anche questo, però, risulta impossibile.