Il Fiat 2000, il primo carro armato italiano (da Qn)
Il Fiat 2000, il primo carro armato italiano (da Qn)

Roma, 28 ottobre 2017 - Ricostruire dal nulla, in peso e dimensioni reali, il primo carro armato italiano, costruito cento anni fa. È questo il sogno di un gruppo di appassionati di veicoli storici appartenenti all’associazione Spa Militare. L’ambizioso progetto è stato presentato di recente durante il raduno nazionale dei Carristi d’Italia, organizzato a Pordenone in occasione del 90° anniversario della costituzione della specialità.
 
Il primo tank italiano si chiamava Fiat 2000: era un colosso di 40 tonnellate di acciaio lungo 7 metri e alto 4. Fu realizzato nel ‘17 in soli due esemplari, oggi perduti: uno scomparve nel deserto di Libia dopo la campagna di Cirenaica del 1919-20, dove era riuscito – con la sua sola minacciosa presenza – a sedare una rivolta, e l’altro, custodito in una caserma di Bologna, finì in fonderia subito dopo l‘ultimo conflitto mondiale. Il Fiat 2000 è stato il più grande e pesante fra i corazzati della Grande guerra e  il primo nella storia ad essere dotato di cannone posto in una torretta girevole.  In Germania hanno già replicato un carro A7V: fu la risposta tedesca ai primi tank inglesi che, nel 1916, fra le trincee della Somme destarono il panico tra le file nemiche. Non si tratta, quindi, di un’impresa impossibile. Del resto, Spa Militare annovera nel proprio parco mezzi già un carro medio M 15, un’autoblindo Ab 41 e un carro leggero d’assalto L3, tutti modelli della Seconda guerra mondiale che l’associazione ha restaurato e reso efficienti nella propria officina. (Ovviamente, le armi dei mezzi sono del tutto inerti). 
 
I lavori per la nuova sfida sono già a buon punto: dopo un’avventurosa ricerca antiquaria,Spa Militare ha ritrovato il modellino industriale del 1917 presentandolo in esclusiva al raduno dei Carristi: realizzato dalla ditta Quarello, è di legno, pesante circa un quintale e dotato di cingoli perfettamente funzionanti. «Quanto non sarà possibile ricavare dai disegni originali –  spiegano da Spa Militare – sarà rielaborato con il programma Autocad. Vorremmo lanciare un appello a tutti coloro che possiedono foto, filmati e disegni inediti riguardanti il Fiat 2000. In particolar modo, vorremmo chiedere alla Fiat e all’Ansaldo, punti di riferimento per la tradizione industriale italiana, di aiutarci nella ricerca di piani costruttivi originali probabilmente ancora sepolti in fondo ai loro vastissimi archivi storici».  
Il motore – d’epoca – è già disponibile e la ricostruzione computerizzata del carro è quasi ultimata. Le enormi maglie dei cingoli saranno fuse secondo i disegni riprodotti, mentre le corone (ingranaggi delle ruote motrici) saranno realizzate intagliando al laser delle lastre d’acciaio. Per quanto riguarda l’armamento, si procederà a realizzare simulacri del cannone da 65 mm - posto nella torretta semisferica e delle ben sette mitragliatrici Fiat mod. 1914 cal. 6,5 mm in casamatta.  Costo dell’operazione? Circa 300mila euro, cifra che si conta di completare anche tramite sponsorizzazioni pubbliche e private. «L’Associazione nazionale carristi d’Italia – spiega il presidente, Generale Salvatore Carrara –  è in procinto di rilasciare il suo patrocinio ed è coinvolta a pieno titolo nel progetto dato che vi partecipano professionalità di alto livello tecnico iscritte alle sue Sezioni.  Sarà nostro interesse darne la massima risonanza mediatica – anche nell’ambito delle Associazioni d’Arma – per la raccolta dei finanziamenti necessari tramite l’apposito C/C che verrà presto istituito, finalizzato esclusivamente alla ricostruzione del Fiat 2000». 
Chiunque voglia contribuire all’impresa può contattare la sez. Di Firenze (ancifirenze@assocarri.it). I ricostruttori garantiscono che tutti i nomi dei donatori saranno ben visibili su una fiancata del carro. Quando il Fiat 2000 sarà rinato, si potrà restituire all’Italia uno dei pezzi più importanti e interessanti della sua storia militare e industriale. Non si tratta, tuttavia, di un’impresa per appassionati del settore: è soprattutto un gesto di attenzione per la storia del nostro Esercito e per i valori di cui esso è depositario e custode.