Viviana

Ponchia

Ci sono mille ragioni per partecipare al Grande Fratello, tutte legittime anche senza scomodare gli psichiatri. Aprendo quella porta, per esempio, Simona Izzo aveva un piano preciso: voleva farsi odiare da tutti, praticare all’eccesso drammaturgia e immodestia. "Senza di me giocano con i tappi delle bottiglie",disse poi. L’archeologo Aristidie Malnati confessò di usarlo come terapia d’urto contro la claustrofobia. Michele Cucuzza era affascinato dall’atmosfera: privazioni, coabitazione forzata e competizione. Il modello

Andrea Denver addusse curiosità e speranze di crescita personale. Antonella Elia non ci girò intorno: "Lo faccio per soldi. Sono una mercenaria". Fernanda Lessa fu più filosofica: "La vita è una giostra, sali su e magari vinci qualcosa". E Clizia Incorvaia la buttò sul letterario: "È come diventare il Fu Mattia Pascal, che inscena la sua morte per rinascere sotto altre spoglie". Antonio Zequila detto "er mutanda" volò basso: "Di

questi tempi le offerte di lavoro non si rifiutano". Ma meglio di tutti lo spiegò Barbara Alberti: "Peggio della vita non potrà mai essere". Ora vuole provarci anche Manuel Bortuzzo. Per fare capire cosa sia la disabilità. In realtà sono due anni che ci aiuta in quel senso. Ci ha fatto capire che la disabilità può essere metafora di resurrezione come è successo a lui. Che una paralisi è capace di aprire porte di meraviglia. Mostrare alle

telecamere rapaci lo sforzo di infilarsi i pantaloni non aggiungerebbe nulla.