Carlo Mazzone
Carlo Mazzone

Napoli, 1 ottobre 2020 - Carlo Mazzone, 54 anni, insegnante di Ceppaloni (BN), è stato inserito nella top ten dei finalisti del ‘Global Teacher Prize 2020’, premio istituito dalla Varkey Foundation in collaborazione Unesco, un milione di dollari in palio. Sposato con Romina, due figli di 13 e 11 anni, Ludovica e Jacopo, docente di informatica all’IT ‘Lucarelli’ di Benevento, Mazzone è anche sviluppatore di software oltre ad essere autore di bestseller come “C e C++ Le chiavi della programmazione”.

E’ nell’Olimpo dell’insegnamento, se l’aspettava?
“C’era prima una lista di 50 docenti e le assicuro che gli altri 49 erano tutti insegnanti di grande positività. Essere tra i primi 10 è una grande soddisfazione”.
Viene da una famiglia vocata all’insegnamento, ma tutti in casa si aspettavano che lei si appassionasse di materie umanistiche. Invece si è buttato sull’informatica.
“Mio padre era un preside, mio zio anche, mia madre era una maestra, mia sorella è un’insegnante. La docenza è nel dna di famiglia. Mi sono appassionato all’informatica da bambino, mi sono iscritto a un corso per corrispondenza che avevo 11 anni”.
Consiglierebbe a Ludovica e Jacopo di fare l’insegnante?
“Assolutamente sì. La docenza è uno dei contesti lavorativi che dà più soddisfazione perché si interagisce con un’umanità ricca di sfaccettature a cui si ha la pretesa di poter dare qualcosa. Per me, ogni giorno in classe è una bella avventura. Qualcuno ha detto che il docente non deve essere un missionario. Io invece credo che lo sia, anche se non sempre è riconosciuto come tale. Il motto della Varkey Foundation, che è dietro a questo premio, è: i docenti valgono”.
Come si definirebbe?
“Un evangelista digitale, ovvero uno che vede il digitale come uno strumento e non come un fine”.
Eppure in questi giorni vediamo scuole ‘sgarrupate’, in difficoltà, senza banchi e spazi. Da dove trae tutto quest’ottimismo?
“In questo momento vedo nella scuola assoluta positività, tutti stanno facendo un grande sforzo per fare in modo che si riprenda a funzionare in modo ottimale. Ovviamente delle criticità ci sono”:
Quali sono quelle più evidenti?
“Al momento la gestione della pandemia ci sta condizionando. Già la situazione precedente richiedeva un grande sforzo, figuriamoci ora che dobbiamo affrontare questa ‘guerra’. Criticità più evidenti, dal mio osservatorio, sono i distanziamenti all’interno dei laboratori con la distribuzione della classe in più gruppi”.
Vista da fuori la scuola italiana appare a ogni inizio anno sempre sull’orlo di una crisi di nervi, senza docenti, senza aule, e ora senza banchi e mascherine.
“I problemi ci sono sempre stati, ma ci stiamo rimboccando le maniche. Le faccio il mio esempio: dall’estate sono impegnato, con il mio staff, per consentire la continuità didattica anche se non fosse possibile la presenza. Far funzionare la scuola, significa far funzionare la società, anche se non tutti ne sono consapevoli”.
La didattica a distanza (Dad), avviata nel corso del lockdown, ha suscitato più critiche che consensi. Lei cosa ne pensa?
“L’ho vissuta in prima persona nel mio ruolo di ‘evangelista digitale’. Si è trattato di un fatto straordinario, che nessuno immaginava di poter gestire. La mia domanda allora è: c’era un’alternativa alla Dad? Con tutte le difficoltà siamo riusciti a fare in pochi mesi un lavoro che richiede anni”.
Se dovesse dare un voto alla Dad che scriverebbe sul registro?
“La promuovo a pieni voti, abbiamo fatto il massimo. Certo tutti auspichiamo che una volta tornati in classe, si resti tra i banchi”.
La scuola italiana riesce a formare i ragazzi per un futuro lavorativo?
“Io ho un approccio laboratoriale e imprenditoriale. Preparare i ragazzi per il mondo reale è indispensabile, senza per questi farli diventare dei ‘pezzi dell’azienda’. Le racconto un’esperienza avuto nel mio istituto con un’azienda nata tra i banchi, già finanziata e che si prepara a confrontarsi con il mercato. Gli studenti hanno realizzato un’app che consente la compravendita di animali da allevamento con tanto di tracciabilità”.
In casa è altrettanto digitale?
“Cerco di aiutare moglie e figli nel quotidiano, ma resto un nerd che ama però il profumo dei libri di carta”.