Il gruppo rock Maneskin, vincitore a Sanremo, ha accettato di cambiare la sua canzone per il palco di Eurovision
Il gruppo rock Maneskin, vincitore a Sanremo, ha accettato di cambiare la sua canzone per il palco di Eurovision

Marco

Buticchi

Il miraggio del successo continentale attenua ogni forma di protesta? I Måneskin, vincitori di San Remo, hanno dichiarato che, pur di esibirsi sul palcoscenico europeo, sono pronti a ripulire i loro testi da aggressività e parolacce. Lungi da me biasimare le decisioni di giovani in carriera che si sono fatti le ossa come artisti di strada. Ma chi di voi ha vissuto il ’68 converrà che nessun miraggio potesse, all’epoca, tacitare il dissenso. La protesta, giusta o sbagliata che fosse, non si lasciava ammaliare. E anzi, la trattativa era indice di debolezza della società che si voleva cambiare. Un gruppo rock è ben altra cosa rispetto a un movimento epocale, eppure l’epoca è oggi talmente singolare da meritare serie riflessioni e azioni conseguenti. Vedete, la pandemia ha privato i ragazzi della scuola, della convivialità, dei primi amori, dell’amicizia, della libertà. A questo aggiungete che, con scelte non sempre condivisibili, la politica di noi anziani sta provvedendo a indebitare le nuove generazioni all’infinito. Ecco, senza tornare al maggio parigino, vorrei sentire la vostra voce, uomini del domani. Vorrei sapere se condividete le scelte, i rigori, se vi sentite parte degli errori commessi o dei successi ottenuti. Perché, presto, scadranno i termini del prestito con il quale abbiamo gestito il vostro mondo. E riconsegnarvi un pallone sgonfio, pieno di debiti e inquinato sarebbe una gran brutta figura per la mia generazione.