A sinistra il cardinale Giuseppe Betori, 74 anni, arcivescovo di Firenze Sopra Fedez, nome d’arte di Federico Lucia, 31 anni, rapper e influencer
A sinistra il cardinale Giuseppe Betori, 74 anni, arcivescovo di Firenze Sopra Fedez, nome d’arte di Federico Lucia, 31 anni, rapper e influencer


Firenze, 17 maggio 2021 - Vade retro influencer . Non che ci sia qualcosa di peccaminoso a dare consigli sui social di estetica, abbigliamento alla moda, buona tavola o itinerari per viaggi indimenticabili, ma quando "sullo sfondo si staglia la minaccia del prevalere di opinioni standardizzate, elaborate nei luoghi di fabbricazione del consenso, sotto l’imperativo del politicamente corretto e degli interessi economici" bisogna andarci cauti. Lo sostiene l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, che nella sua omelia della solennità dell’Ascensione, giornata mondiale per le comunicazioni sociali se la prende, senza nominarlo mai, con Fedez e la sua esibizione-comizio al concertone del primo maggio a proposito del ddl Zan, che ancora non è stato approvato, e altre prese di posizione pro Lgbt contro l’omofobia.

Nell’illustrare il messaggio di Papa Francesco agli operatori della comunicazione in occasione della loro giornata mondiale, il cardinale umbro, 74 anni, a Firenze dal 2008, si spiega meglio. Quelle del pontefice, sostiene Betori, "sono parole che possono ben essere collegate all’impegno di quanti lavorano sul campo, ad esempio per informarci sulle tragedie delle migrazioni, ma anche a chi con onestà e competenza demolisce visioni ideologiche che fanno velo alla realtà, non ultimo l’ambito dei problemi riguardanti la natura propria della persona umana e della famiglia". E sono proprio le "visioni ideologiche" a tirare in ballo indirettamente il rapper milanese a proposito in particolare della "natura propria" della persone e della famiglia, che anche per il Papa delle periferie, non solo per la curia romana considerata per definizione oscurantista, è formata da un uomo e da una donna. Senza eccezioni. Ergo "Il fenomeno dei cosiddetti influencer è paradigmatico di questa distorsione della comunicazione".

«Nelle parole del Papa – spiega il cardinale – si stabilisce un parallelismo tra l’esperienza della fede come esperienza di un incontro e l’esercizio della comunicazione come conoscenza dei fatti nella loro concretezza". Se quest’ultimo aspetto viene a mancare, la minaccia delle opinioni standardizzate, della fabbricazione di consenso, sotto l’imperativo del politicamente corretto e di interessi economici, agevolati dalla velocità di condivisione che caratterizza i nuovi media, fornisce una visione della realtà che non trova conferme nella vita delle persone, alle prese con le difficoltà di un presente segnato dalla pandemia e dall’attuale crisi economica e sociale che ne è diretta conseguenza.

«Sta molto a cuore al Papa – argomenta a tale proposito l’arcivescovo di Firenze – che la vita e le condizioni dei poveri abbiano chi le racconta, ma altrettanto importante per lui è che le cose siano raccontate nella verità: “Sono diventati evidenti a tutti, ormai, anche i rischi di una comunicazione social priva di verifiche. Abbiamo appreso già da tempo come le notizie e persino le immagini siano facilmente manipolabili, per mille motivi, a volte anche solo per banale narcisismo. Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere“".