Carcere (immagine generica)
Carcere (immagine generica)

Torino, 17 ottobre 2019 - Arrestati con l'accusa di "reato di tortura" ai danni di acluni detenuti del carcere di Torino. La misura cautelare è stata disposta nei confronti di sei agenti della polizia penitenziaria del "Lorusso e Cotugno". Il provvedimento giunge al termine di un'indagine scattata dopo una segnalazione della Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Torino. La Procura riferisce di "plurimi e gravi episodi di violenza" che sarebbero stati commessi all'interno del penitenziario tra l'aprile 2017 e il novembre 2018. I sei agenti, arrestati questa mattina, si trovano ora ai domiciliari. Il reato contestato nei loro confronti è quello previsto dall'articolo 613bis del codice penale.

La Garante era venuta a conoscenza di uno degli episodi di violenza durante un colloquio con alcuni detenuti. Da lì la segnalazione che ha innescato l'indagine.  "L'attività, che riguarda non solo le persone oggi sottoposte a misura cautelare, ma anche altri soggetti indagati a piede libero - si legge in una nota della Procura - è ancora in corso ed è volta tanto ad accertare eventuali responsabilità penali di altri soggetti, quanto a verificare se ci siano stati altri episodi analoghi, oltre a quelli finora denunciati. L'applicazione delle misure cautelari si è dunque resa necessaria per evitare, in questa delicata fase, il pericolo di inquinamento probatorio".

Salvini

"Uno Stato civile punisce gli errori, se uno sbaglia in divisa sbaglia come tutti gli altri. Ma non c'è un referto medico, non c'è una denuncia. C'è la parola di qualche ex detenuto contro quella di sei poliziotti". Lo ha detto Matteo Salvini a proposito dei fatti avvenuti nel carcere Lorusso e Cutugno. "O si stanno scoprendo come pericolosi torturatori donne e uomini in divisa, oppure c'è qualcuno che si fida degli spacciatori e non dei poliziotti", ha aggiunto. A chi gli chiedeva se non credesse che si sia trattato di tortura, l'ex ministro dell'Interno ha replicato: "Assolutamente no, io sono stato a San Gimignano, dove c'è un altro fascicolo aperto e ho incontrato questi pericolosi torturatori, padri di famiglia, e mi viene rabbia a pensare che sono a casa senza stipendio".