Sesso (Foto di repertorio Ansa)
Sesso (Foto di repertorio Ansa)

Bologna, 23 gennaio 2015 - I detenuti hanno diritto ad avere, anche in carcere, luoghi dove poter avere rapporti sessuali col proprio partner e incontrare i familiari senza essere sorvegliati. A maggior ragione ora che l’apertura di nuovi padiglioni ha ridotto il problema del sovraffollamento e messo a disposizione nuovi spazi. A dirlo è Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, che solleva il tema in una nota. “La riduzione del numero dei detenuti presenti e la contestuale apertura di nuovi padiglioni detentivi - afferma Bruno - rende oggi disponibili nuovi spazi all’interno delle carceri che possono essere utilmente messi a disposizione per gli incontri, anche intimi, dei detenuti con i propri cari, soprattutto nel caso di persone che non hanno la possibilità di uscire ricorrendo ai permessi-premio”.

In particolare per alcuni detenuti, come gli ergastolani, gli spazi riservati in carcere “costituisce l’unica alternativa percorribile” per garantire i rapporti con i propri cari. “La questione diritti umani in carcere non può fermarsi al sovraffollamento - sostiene Bruno - sarebbe assolutamente riduttivo ragionare in questi termini. Occorre invece ripensare la logica dei permessi, delle telefonate e delle opportunità trattamentali nei vari circuiti differenziati”.

Da questo punto di vista, la garante esprime soddisfazione per il recente disegno di legge presentato l’altro ieri, firmato dai senatori Pd Sergio Lo Giudice e Luigi Manconi. Il testo prevede colloqui più lunghi e “senza alcun controllo visivo - sottolinea Bruno - in locali idonei a consentire ai detenuti e agli internati l’intrattenimento di relazioni personali e affettive”. Prevista anche la possibilità per i magistrati di sorveglianza di concedere un permesso ulteriore, in aggiunta ai cosiddetti permessi premio e a quelli di necessità, “da trascorrere con il coniuge, con il convivente o con il familiare”.

Infine, per i detenuti stranieri viene introdotta la possibilità di effettuare telefonate ai propri parenti o conviventi residenti all’estero. “Troppo spesso ci si dimentica che la carcerazione non punisce solo il detenuto, ma si riverbera in modo devastante sui familiari, in particolare sui figli - afferma la garante - tuttavia, per riconoscere pienamente il diritto all’affettività, è necessario poter disporre di periodi di incontro con i propri cari, liberi da controlli visivi, che impediscono di vivere con naturalezza anche le manifestazioni di affetto più semplici, come un bacio o un abbraccio, nonché di poter anche avere rapporti sessuali con il proprio coniuge o convivente. Il disegno di legge presentato si muove in questa direzione e credo, finalmente, che i tempi siano maturi per arrivare ad un suo positivo accoglimento”. (Fonte Dire)