Il maresciallo maggiore Vincenzo Di Gennaro con la compagna Stefania
Il maresciallo maggiore Vincenzo Di Gennaro con la compagna Stefania

Cagnano Varano (Foggia), 15 aprile 2019 - "Se lo sentiva che quella di sabato era una mattina strana, così Vincenzo mi ha detto: papà, vieni qua che ti do un bacio. Poi è uscito per andare in caserma, e l’ho rivisto all’obitorio". Assistito dai familiari, Luigi Di Gennaro parla deciso, dall’alto dei suoi 84 anni di vita vissuta tra i campi del Foggiano e la crescita dei figli Gennaro e Lucia Elena. L’omicidio del 46enne maresciallo maggiore, il suo primogenito Vincenzo, è la seconda tragedia negli ultimi sei anni: nel 2013, infatti, Luigi ha perso la moglie Lucia. "Sono stato operato di cuore, ci soffro, ora spero mi sorregga".

Il padre Luigi Di GennaroAveva sentito sabato mattina suo figlio?

"No, ma il giorno prima aveva voluto salutarmi con un bacio. Mi voleva un bene pazzesco, era una persona dall’animo buono (e si commuove, ndr). Prima di uscire mi ha detto: oh, papà, questo weekend torno da te che voglio riposarmi e passeremo assieme la domenica delle Palme".

Vincenzo le aveva parlato del suo assassino? Aveva paura?

"No, assolutamente. Non sospettava nulla e non si era concentrato sulle minacce di quell’uomo. Quegli spari nella piazza centrale di Cagnano Varano sono stati contro l’Arma dei carabinieri, non contro mio figlio".

Quali erano le passioni di suo figlio?

"Il calcio, la Juventus in particolare, la fede religiosa e la famiglia. Al primo posto, sicuramente, c’era la religione".

Nella famiglia ora credeva davvero tanto e voleva crearne una tutta sua.

"Certo, aveva conosciuto cinque anni fa Stefania, la sua bellissima compagna, con cui aveva costruito di recente la casa in cui convivevano da cinque mesi. Stavano per sposarsi e sognavano anche di avere dei figli".

Come passavate assieme le giornate?

"Andavamo a pregare al santuario di Padre Pio. Poi, qui c’è sempre da fare e Vincenzo era un maestro nelle questioni burocratiche, le sbrigava tutte in un attimo".

È orgoglioso di suo figlio?

"Certo. È un eroe italiano. Come il suo collega, ferito, che ha guidato la macchina all’impazzata con Vincenzo morente accanto, cercando aiuto al Pronto soccorso. Non vedo l’ora di parlarci per sapere come è morto mio figlio".

Se tornasse indietro gli consiglierebbe lo stesso di arruolarsi?

"Cercherei di dissuaderlo, ma era lui che voleva con tutto il cuore e l’anima. Io lo mettevo in guardia, ma lui mi rassicurava: papà, a Cagnano non succede niente, stai tranquillo. Invece è uscito un pazzo".

Suo figlio aveva rischiato la vita in altre occasioni?

"No, non gli era mai successo nulla. Al primo pericolo, ha perso la vita: è stata una vendetta contro l’Arma. Poteva capitare a chiunque".

Cosa le ha detto il premier Conte?

"È venuto in obitorio e ha abbracciato mia nuora e mia figlia".

Lei crede ancora nello Stato nonostante questo incubo?

"Sempre, non perderò mai la fiducia nello Stato".