Roma, 30 luglio 2019  - Gli interventi dei carabinieri a Trastevere precedenti all'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sono stati condotti in modo "regolare". Lo spiega il comandante provinciale dell'Arma di Roma nella conferenza stampa convocata oggi per chiarire alcuni aspetti della vicenda dopo l'ordinanza con cui il gip ha confermato il fermo dei due americani indagati. Francesco Gargaro ha espresso "disappunto e dispiacere per le ombre e i presunti misteri che sono stati sollevati". La "ricostruzione attenta e scrupolosa ha dimostrato la correttezza e regolarità di questo intervento, ricorrente nella città di Roma". 

La ricostruzione dei fatti

Gargaro ha poi ripercorso nuovamente i fatti, dal primo intervento di militari liberi dal servizio fino all'arrivo in piazza Mastai della pattuglia di Cerciello e Varriale: qui all'una e 10 di notte è stato "indentificato il Brugiatelli che ha subito denunciato il furto dello zainetto" da parte di due soggetti che nel frattempo si erano dileguati. "Come si fa sempre per i furti consumati Brugiatelli è stato invitato ad andare in caserma per la denuncia formale". Così si spiega la telefonata 'differita'. "Un'ora dopo arriva la chiamata al 112", in cui "Brugiatelli afferma di aver ricevuto una richiesta estorsiva per lo zainetto". Interviene prima la pattuglia in divisa: si decide di fissare un appuntamento con gli estorsori. Ed è qui che entrano in scena nuovamente Varriale e Cerciello in abiti civili. Il vicebrigariere e il collega si recano sul luogo concordato. Trovano "due soggetti con cappuccio e felpa": non appena i due carabinieri si identificano "vengono subito aggrediti". Varriale finisce a terra. Cerciello viene colpito con 11 coltellate. 

"Cerciello aveva dimenticato la pistola"

"Cerciello aveva dimenticato l'arma", è stato spiegato in conferenza stampa. In ogni caso "non avrebbe avuto la possibilità di reagire". "Non c'è stato il tempo di reagire", spiega il comandante. Anche Varriale, che aveva con sé la pistola "non poteva sparare a un soggetto in fuga". Per prima cosa "si è preoccupato di soccorrere Cerciello" e di dare l'allarme alla centrale operativa. Entrambi i carabinieri "non immaginavano di trovarsi di fronte una persona che si presenta con un coltello di 18 centimetri". 

L'EQUIVOCO DEI MAGREBINI - Gargaro spiega anche l'equivoco dei magrebini. "E' l'indicazione ricevuta da Brugiatello", che ha parlato subito di "due persone di carnagione scura". "Non voleva rivelare di conoscere gli autori dell'omicidio. Non voleva essere associato al fatto". Ecco perché non ha detto subito che si trattava dei due americani. 

La foto dell'americano bendato: indagini

In meno di 24 ore è stato raggiunto un "importantissimo risultato", afferma in conferenza stampa il procuratore aggiunto Michele Prestipino, parlando di come gli inquirenti sono risaliti subito ai due giovani americani. Anche se nell'inchiesta "ci sono ancora dei punti oscuri". 

Il magistrato ha ribadito che le indagini e l'interrogatorio dei due fermati si sono svolti nel rispetto della legge. "La procura ha ritenuto di aver gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza di tutti i presupposti", ha così deciso "il fermo poi convalidato dal gip che ha disposto la custodia cautelare, innanzitutto per concorso in omicidio". Vero è che prima dell'interrogatorio - condotto "con tutte le garanzie difensive alla presenza dei difensori e di un interprete" - uno dei due indagati è stato "ritratto seduto, ammanettato e bendato". Fatto che è stato "oggetto di tempestiva segnalazione da parte della stessa Arma". I vertici dell'Arma "lo hanno definito grave e inaccettabile" e "la procura ha già avviato accertamenti per definire  le responsabilità senza alcun pregiudizio e con il solito rigore". 

"L'americano non è stato legato nella caserma di via Selci"

Resta il giallo su chi abbia bendato Elder Finnegan Lee e su dove questo sia successo. "Elder non è stato né bendato né legato nella caserma dei carabinieri di via In Selci", assicura il comandante Gargaro.

"Gli americani sotto effetto di alcol e droghe ma lucidi"

"Quando sono arrivati" per essere interrogati, i due giovani americani "erano liberi da qualunque tipo di vincolo, in ottime condizioni, senza segni di nessuno genere", ha aggiunto la pm romana Nunzia D'Elia. "Abbiamo fornito l'avvocato d'ufficio, nominato l'interprete e consentito a Gabriel Natale di aver un colloquio preliminare con il suo avvocato da soli". Sempre Natale avrebbe chiesto ai magistrati: "Ma è proprio morto? Morto morto?". Poi Finnegan "ha versato qualche lacrima". 

Secondo gli inquirenti avevano fatto "uso di droga o alcol". Dopo "abbiamo scoperto che Finnegan aveva fatto un mix e aveva assunto farmaci, ce l'ha detto anche lui, raccontandoci di aver preso anche superalcolici e birra". Ma i due "erano comunque lucidi e ci hanno raccontato molte cose anche con particolari". In ogni caso "Natale Hjorth non ci ha detto nulla in sede di interrogatorio del fatto che fosse stato bendato prima di essere sentito da noi magistrati". 

L'OMAGGIO A CERCIELLO - "Un servitore dello Stato è caduto nel compimento del dovere - ha sottolineato Prestipino in conferenza stampa -. Il vicebrigadiere era uno dei tanti che a prezzo di grandi sacrifici era entusiasta del lavoro che quotidianamente svolgeva. E' una perdita insanabile".