Migranti e richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto (Ansa)
Migranti e richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto (Ansa)

Roma, 22 gennaio 2019 - Al via da questa mattina le operazioni di trasferimento di 300 rifigiati del Cara di Castelnuovo di Porto, il centro accoglienza per migranti in provincia di Roma che il governo ha deciso di chiudere. Una scelta che solleva polemiche, nonostante l'operazione sia giustificata dai risparmi per circa un milione all'anno di affitto e fosse già stata programmata nell'ambito dello svuotamento dei grandi centri (come già avvenuto per Cona e Bagnoli in Veneto). 

"Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame'', dice padre José Manuel Torres, parroco della chiesa di Santa Lucia da cui è partita nel pomeriggio una marcia silenziosa di solidarietà agli ospiti del centro. "Non sappiamo dove andranno a finire almeno 200 persone. Hanno voluto sgomberare il centro velocemente in modo un po' misterioso: basti pensare che l'autista del pullman nemmeno sapeva dove doveva andare, forse in Basilicata", racconta ancora il religioso di origine messicana. "Il Comune stava dando un segnale forte di accoglienza e integrazione che contrasta con l'idea generale di cacciare i migranti - afferma ancora il padre dei Servi di Gesù -. Ci preoccupano molto gli effetti del decreto sicurezza su coloro che non hanno ottenuto lo status di rifugiati e hanno i permessi umanitari in scadenza. Dove andranno?". Il sindaco di Castelnuovo annuncia che il presidio ("anche sanitario") proseguirà anche domani. "Oggi è' stata scritta una brutta pagina, oltre ai ricollocamenti senza un congruo preavviso sono usciti tantissimi ragazzi titolari di protezione umanitaria, qualcuno era diretto a Roma verso la stazione Termini, altri verso altri rifugi di fortuna", dice il primo cittadino.

E parla di "deportazione" il Pd. "Quello che sta accadendo a Castelnuovo di Porto non ha nulla a che fare con la sicurezza e con la legalità. È una vera e propria deportazione che dimostra quanto le norme volute da questo governo siano disumane e razziste", twitta il presidente Matteo Orfini. Stessi toni anche da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Liberi e Uguali. Intanto la senatrice Annamaria Parente, insieme ad altri 25 colleghi dem, ha presentato un'interrogazione al ministro dell'Interno in cui si denuncia lo spostamento coatto dei migranti. "Saranno invece fatti uscire dalla struttura senza che vi sia per loro un piano di ricollocamento", dice, e "viene chiusa una struttura di integrazione che in questi anni ha raccolto diversi riconoscimenti, dall'Acnur a Migrantes, e che ha permesso di salvare e aiutare 8 mila profughi, tra i quali 700 minori". Protestano anche altri esponenti del Pd e +Europa.

A tutti però replica il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Siamo arrivati a fare una scelta di normalita'. Si erano dimezzati gli ospiti da mille a 534. Chiudiamo una struttura ormai sovradimensionata risparmiamo il milione di euro dee contratto di affitto e i cinque milioni della gestione annua", spiega il titolare del Viminale e vicepremier in diretta Facebook. Poi tuona: "Razzista, fascista, nazista... Alle balle della sinistra rispondo coi fatti, col lavoro, coi risultati, con le vite salvate, i reati diminuiti, i soldi risparmiati. Chi ha diritto non perderà nulla semplicemente verrà trasferito in altre bellissime strutture. Noi non mettiamo sulla strada nessuno". "Useremo i soldi risparmiati per aiutare gli italiani o chiunque abbia bisogno", conclude. 

Il Cara di Castelnuovo di Porto, gestito dalla cooperativa Auxilium, è il secondo centro per rifugiati più grande d'Italia e nel 2016 è stato anche visitato da Papa Francesco che vi celebrò la messa del Giovedì Santo. Fonti del Viminale hanno reso noto che la struttura sarà svuotata entro il 31 gennaio e gli oltre 500 ospiti saranno trasferiti altrove. L'operazione è resa possibile dal crollo del numero degli sbarchi nel nostro Paese.