I due dirigenti sotto accusa sono l’ad Giorgio Bertan e il direttore dell’area tecnica, Giampaolo Pinton
I due dirigenti sotto accusa sono l’ad Giorgio Bertan e il direttore dell’area tecnica, Giampaolo Pinton
Regolarmente assunti, tramite una società di lavoro interinale, ma sottoposti a turni di lavoro asfissianti, senza che l’azienda li fornisse di strumenti di protezione, poi vessati dai fornitori di manodopera, cui dovevano versare gran parte dello stipendio e, quando hanno osato reagire, rapiti, picchiati e legati. Scene da ‘ordinario’ caporalato che però stavolta hanno visto come teatro il territorio tra il Veneto e il Trentino, e coinvolta un’azienda di prestigio nel campo editoriale, la Grafica Veneta Spa di Trebaseleghe (Padova), famosa per la stampa di bestseller, come la saga di...

Regolarmente assunti, tramite una società di lavoro interinale, ma sottoposti a turni di lavoro asfissianti, senza che l’azienda li fornisse di strumenti di protezione, poi vessati dai fornitori di manodopera, cui dovevano versare gran parte dello stipendio e, quando hanno osato reagire, rapiti, picchiati e legati. Scene da ‘ordinario’ caporalato che però stavolta hanno visto come teatro il territorio tra il Veneto e il Trentino, e coinvolta un’azienda di prestigio nel campo editoriale, la Grafica Veneta Spa di Trebaseleghe (Padova), famosa per la stampa di bestseller, come la saga di Harry Potter o la biografia di Barack Obama.

L’indagine, condotta dai carabinieri di Cittadella (Padova) e il Nucleo Carabinieri Tutela Lavoro di Venezia, assieme al Nucleo operativo di Mestre (Venezia), si è concretizzata in un blitz nelle prime ore di ieri, con l’esecuzione di nove ordinenze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti cittadini pachistani, accusati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro, e agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro nei confronti di due dirigenti dell’azienda padovana. Si tratta dell’ad e del direttore dell’area tecnica, Giorgio Bertan, 43 anni, e Giampaolo Pinton (60). I due, secondo la Procura di Padova, erano a conoscenza della situazione di illegalità e dei metodi violenti usati dall’organizzazione per soggiogare e intimidire i lavoratori, e avrebbero cercato di eludere i controlli di sicurezza.

L’indagine era partita il 25 maggio 2020, dopo il ritrovamento lungo una strada di un operaio pakistano con le mani legate alla schiena e altri suoi connazionali finiti all’ospedale di Padova. Tutti lavoravano alla Grafica Veneta ed erano dipendenti della B.M. Services di Lavis (Trento), specializzata nel confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprietà di due connazionali con cittadinanza italiana, padre e figlio. L’Arma ha accertato che gli operai erano assunti con regolari contratti, ma lavoravano anche fino a 12 ore al giorno, senza pause, ferie, né altra tutela. Erano costretti a versare lo stipendio, a pagarsi l’affitto in case dell’organizzazione, ammassati fino a 20 per appartamento. Alcuni si erano rivolti a un sindacato, ma sono stati scoperti e per questo sottoposti a punizioni.

In una nota il presidente di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, ha espresso "la solidarietà ai collaboratori citati in questa vicenda sottolineando la piena stima e il completo supporto". Precisando che B.M. aveva numerosi appalti in altre aziende del Nord, Franceschi sottolinea che la sua azienda "era del tutto all’oscuro di quanto sembrerebbe emergere dall’inchiesta, e del resto l’oggetto della contestazione ai suoi funzionari riguarda solo ed esclusivamente un asserito ostacolo all’indagine, ostacolo che non è mai stato posto dalla società, che intende invece collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura per il ripristino della legalità in primis e quindi della verità".