Domenica 21 Luglio 2024
Maddalena De Franchis
Cronaca

Il riscatto di una madre: "Dopo anni di soprusi ho un contratto vero"

Il terrore di alzare la voce, l’amara consapevolezza di essere sotto ricatto, lo sforzo quotidiano nell’inghiottire la rabbia nei confronti dei datori di lavoro

Tina Agbonyinma

Tina Agbonyinma

Roma, 21 giugno 2024 Il terrore di alzare la voce, l’amara consapevolezza di essere sotto ricatto, lo sforzo quotidiano nell’inghiottire la rabbia nei confronti dei datori di lavoro – che, da queste parti, tutti chiamano ‘padroni’ – sono sensazioni che Tina Agbonyinma, 38enne nigeriana, conosce bene. Arrivata a Napoli nel 2008, per anni vittima di contratti falsi o capestro nei campi, con orari di lavoro disumani e retribuzioni da fame, Tina – madre single di due bambini – ha lottato tanto per affrancarsi da quella che lei stessa chiama ‘schiavitù’. "La salvezza, però, è ancora lontana", precisa. 

Dopo anni di sfruttamento, lei si è rivolta alla Caritas di Aversa e poi è stata assunta con contratto regolare da una cooperativa agricola bio.

"È la prima volta, da quando sono in Italia, che firmo un contratto regolare: questa sicuramente è una cosa positiva. Si tratta, però, di un lavoro stagionale: quando finirà, sarò costretta a cercare qualcos’altro, rischiando di incappare di nuovo in un datore di lavoro poco onesto, come quelli che ho incontrato finora. Essere lavoratori stranieri, in questo Paese, è molto difficile".

Che intende dire?

"Siamo l’anello debole della catena. Se cerchi lavoro, nella maggior parte dei casi ti faranno firmare un contratto non regolare o ti pagheranno in nero; se cerchi casa, ti proporranno un contratto d’affitto da 200 euro al mese, chiedendoti di versarne 400. Mi auguro che questo episodio così triste di Latina serva a risvegliare le coscienze di tutti, a partire dai datori di lavoro".

Il lavoro agricolo è più esposto al rischio di sfruttamento e caporalato proprio perché gli addetti sono in maggioranza stranieri: il lavoro che gli italiani non vogliono più fare.

"I miei nonni erano contadini, sono cresciuta in campagna e per me questo non è un lavoro duro. Ciò che è davvero duro è non vedersi riconosciuto un compenso adeguato, ma accade in tutti i settori. Mi piace così tanto lavorare nei campi che il mio sogno, in futuro, è di aprire un’azienda agricola".