Un’infermiera prepara una siringa per un’iniezione di AstraZeneca
Un’infermiera prepara una siringa per un’iniezione di AstraZeneca
Novecentomila italiani sono costretti a passare da AstraZeneca a Pfizer e Moderna senza possibilità di scelta. Ha deciso per loro il governo. E Ieri in molti centri vaccinali ci sono state persone che avevano fatto la prima dose di AstaZeneca, che si sono rifiutate di fare la seconda dose ’eterologa’, senza che ci siano sufficienti studi che la supportino. Critico sull’eterologa è anche il virologo Andrea Crisanti mentre molti altri ritengono che il mix non crei problemi. La scelta dell’ok alla seconda dose eterologa è stata presa dal Cts dopo che in un colloquio tra il premier Mario Draghi e il ministro della Salute, Roberto Speranza, il premier...

Novecentomila italiani sono costretti a passare da AstraZeneca a Pfizer e Moderna senza possibilità di scelta. Ha deciso per loro il governo. E Ieri in molti centri vaccinali ci sono state persone che avevano fatto la prima dose di AstaZeneca, che si sono rifiutate di fare la seconda dose ’eterologa’, senza che ci siano sufficienti studi che la supportino. Critico sull’eterologa è anche il virologo Andrea Crisanti mentre molti altri ritengono che il mix non crei problemi. La scelta dell’ok alla seconda dose eterologa è stata presa dal Cts dopo che in un colloquio tra il premier Mario Draghi e il ministro della Salute, Roberto Speranza, il premier ha chiesto scelte "improntate al massimo principio di precauzione", anche per le seconde dosi. E questo nonostante nel Regno Unito si siano osservati dopo la somministrazione delle seconde dosi di AstraZeneca solo 1,3 casi gravi per milione di dosi, dieci volte meno della prima. Il rischio minore delle seconde dosi è stato ammessa dallo stesso Cts. "Pur essendo i fenomeni trombotici assai meno associabili alla somministrazione della seconda dose – ha scritto – per gli under 60, in ottemperanza a un principio di massima cautela, si ritiene raccomandabile per le seconde dosi l’utilizzo di un vaccino a rMna". Scelta politica, più che tecnica, pur se sostenibile, che avrà un impatto da qui ad agosto sulla campagna vaccinale. Sia come sia, tutte le Regioni hanno accolto l’indicazione del ministero della Salute di bloccare la somministrazione del vaccino anglo-svedese agli under 60, stabilendo che anche le seconde dosi saranno fatte con vaccini diversi: ma alcune Regioni sono andate ben oltre.

Il problema più rilevante l’ha creato la Lombardia. "In attesa di una nota ufficiale di ministero della salute e di Aifa, competenti a rilasciare un parere scientifico, e allo scopo di tutelare quanto più possibile la salute dei cittadini e garantire i loro diritti – ha annunciato la Regione – la direzione generale Welfare ha deciso di sospendere cautelativamente i richiami ’disgiunti’ per tutti i cittadini under 60 che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca". Era una sconfessione clamorosa della linea del Cts e del ministero e così il ministro Speranza ha subito chiamato l’assessore al Welfare della Lombardia, Letizia Moratti, per chiarire che "la nota ufficiale già esiste, è la circolare firmata dal direttore della Prevenzione". Moratti ha accolto il chiarimento e la Regione ha subito fatto retromarcia: il pericolo di lasciare in un limbo chi deve fare le seconde dosi è così sfumato.

Ma c’è un altro rischio, quello che il taglio del vaccino AstraZeneca trascini con sé anche il vaccino di Johnson&JohnsonJannsen, sul quale il Cts – che al proprio interno su questo punto era spaccato e ha deciso a maggioranza – è stato ambiguo dicendo che Janssen resta "raccomandato per i soggetti di età superiore ai 60 anni" ma non è vietato a quelli di età inferiore perché "i dati al momento non permettono valutazioni conclusive". Per seminare incertezza è una dichiarazione perfetta. E infatti il Piemonte, la Liguria e la Puglia hanno deciso, in via precauzionale, di sospendere le vaccinazioni con Janssen agli under 60. Riducendo così ancora la disponibilità globale di dosi per i cittadini tra i 12 e 60 anni.

A. Farr.