Antonella Coppari Passare Ferragosto in spiaggia non è, di per sé, anomalo e nessuno in condizioni normali potrebbe indignarsi perché Luigi Di Maio è stato parapazzato con i piedi nelle acque salentine durante un singolare summit politico-elettorale con il governatore Emiliano e l’ex ministro Boccia....

Antonella

Coppari

Passare Ferragosto in spiaggia non è, di per sé, anomalo e nessuno in condizioni normali potrebbe indignarsi perché Luigi Di Maio è stato parapazzato con i piedi nelle acque salentine durante un singolare summit politico-elettorale con il governatore Emiliano e l’ex ministro Boccia. Epperò, la circostanza che il responsabile della politica estera, colui che sovrintende anche le unità di crisi addette al rimpatrio dei connazionali, fosse in calzoncini da mare nelle ore in cui l’Afghanistan ripiombava nelle grinfie dei talebani, scoppiava il caos e iniziava il grande esodo, è il simbolo dell’impreparazione con cui il blitzkrieg dei fondamentalisti islamici ha colto la classe politica occidentale.

Al di là dei risultati portati dalla presenza nel suo dicastero del leader pentastellato, ciò che disturba è l’immagine offerta in un simile momento. La forma, si sa, a volte conta più della sostanza: balza agli occhi che, al pari degli alleati, nemmeno i nostri dirigenti si aspettavano l’apocalisse afghana, magari perché le loro fonti non erano all’altezza. Non siamo stati un’eccezione nel panorama internazionale: tutt’altro. Però, al netto delle polemiche politiche, non c’è dubbio che Di Maio – annusata l’ariaccia che tirava a Kabul – avrebbe potuto fare il gesto di trasferirsi nella capitale, sfidando il caldo e restando qualche ora nella sala di crisi della Farnesina. Se fosse stato esponente di un altro partito, i grillini dei tempi d’oro ne avrebbero chiesto le dimissioni. Ma per fortuna quella stagione è alle spalle.