di Francesco Ghidetti Ma su Cuba, sul mito di Cuba, la sinistra deve fare autocritica? Si possono cominciare a staccare i ritratti del ’Che’ dai muri? Scuote la testa, con malinconica certezza, Sergio Staino, vignettista di prima fascia (il suo Bobo rappresenta un po’ la coscienza critica della gauche italiana): "Un mito? Molto di più. Per me è stata fortissima la passione per Cuba. Però ho superato quella fase. 1994: disegnai una vignetta sulla tragedia dei Balseros. Fu la fine. Basta comunismo dei Caraibi". E se componenti esistenziali entrano in gioco nella vita del militante-intellettuale, più fredda l’analisi di una studiosa come Anna Tonelli, ordinaria di storia contemporanea a Urbino: "Sottolineo un dato di fondo, al di là delle responsabilità della sinistra....

di Francesco

Ghidetti

Ma su Cuba, sul mito di Cuba, la sinistra deve fare autocritica? Si possono cominciare a staccare i ritratti del ’Che’ dai muri? Scuote la testa, con malinconica certezza, Sergio Staino, vignettista di prima fascia (il suo Bobo rappresenta un po’ la coscienza critica della gauche italiana): "Un mito? Molto di più. Per me è stata fortissima la passione per Cuba. Però ho superato quella fase. 1994: disegnai una vignetta sulla tragedia dei Balseros. Fu la fine. Basta comunismo dei Caraibi".

E se componenti esistenziali entrano in gioco nella vita del militante-intellettuale, più fredda l’analisi di una studiosa come Anna Tonelli, ordinaria di storia contemporanea a Urbino: "Sottolineo un dato di fondo, al di là delle responsabilità della sinistra. Che ci sono, sia chiaro. E riguarda la necessità di andare oltre gli slogan. Dove nasce il mito di Cuba? Perché resiste? Ma perché è molto funzionale sia all’interno che all’esterno".

In che senso? "L’idea che Cuba sia una patria del comunismo possibile dove la sanità e la scuola sono fiori all’occhiello è funzionale alla diffusione del mito. Falso mito. La storiografia ha dimostrato da anni di essere una realtà costruita ad hoc".

Si pone domande precise anche Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica a Bologna: "Se la sinistra deve fare autocritica? Se quella di questi giorni è una svolta storica? Partiamo dalla seconda questione. È una ribellione dei giovani che vogliono il nuovo? Se la risposta è affermativa, assisteremo a una svolta storica. Insomma, sarà l’inizio della fine...". E l’autocritica? "Mi pare un discorso un po’ così. Vogliamo sapere chi aveva ragione? mah... meglio un’analisi spassionata. Il punto dolente è che la sinistra ha sbagliato a mitizzare (cosa che mai ho fatto) e non a cercare di consigliare, aiutare il popolo cubano. Pensate a quel molto esaltato abbraccio tra Fidel e Giovanni Paolo II. La sinistra lo vide come una cosa bella perché sembrava la legittimazione della bontà del regime cubano. In realtà si trattò di un abbraccio tra due uomini bianchi vecchi che si legittimavano a vicenda. Nessuna promessa e premessa di cambiamento".

Chi proprio non ci sta è Piero Ignazi, ordinario di politiche comparate a Bologna, di sinistra (liberale e rosselliana, mai comunista): "Più che la sinistra, autocritica dovrebbe farla certa classe giornalistica che ha scritto e militato in fogli estremisti e che ora monta in cattedra! E poi questa storia delle ’scuse’ ha stufato: la sentiamo ripetere continuamente, ma sarebbe come chiedere ai reduci della Dc di chiedere scusa delle malefatte e delle ruberie compiute nella Prima Repubblica".

Visto che è professore di filologia greca e latina, mai fu più appropriata la "risata omerica" di Luciano Canfora: "Beh, essere invitati all’autocritica, specie da chi ha magari militato nell’estrema sinistra, non è male. Però, con angelica semplicità, vorrei dire che mi vien da ridere. Lo sapete qual è l’insegnamento maggiore di un signore che si chiamava Stalin? Fare autocritica...". Poi, esaurita la vis polemica, Canfora ("Comunista non ortodosso né nostalgico") prosegue: "Che accadrà a Cuba non lo possiamo prevedere. Che abbia resistito una rivoluzione è un miracolo per la Cuba castrista, date le circostanze. Vede, le rivoluzioni del Novecento che hanno avuto lunga vita sono la russa e la jugoslava. Tito trionfò perché trionfano le rivoluzioni nate dall’interno. Come quella cinese. Quelle esportate falliscono. Però son cose che possiamo dire se e solo se studiamo la Storia. Materia poco praticata in Italia. Quindi, più che autocritiche direi, e con foscoliana passione: “Italiani, vi esorto alle storie”...".

Finalino pratico di Staino: "Adesso dobbiamo solo appoggiare i movimenti di ribellione, i movimenti democratici. Lo facciamo per Hong Kong, lo dobbiamo fare per Cuba. Basta con la paura. Basta col comunismo".