Roma, 26 marzo 2021 - La Ever Given, gigantesca portacontainer da 200mila tonnellate, lunga 400 metri, arenata di traverso nel canale di Suez, in Egitto, resiste a tutti i tentativi fatti finora per liberarla e far tirare un sospiro di sollievo al commercio mondiale. Ruspe, draghe, rimorchiatori: niente da fare. La prua affondata nella sabbia non si muove. Le ipotesi più pessimistiche parlano di un lavoro che potrà durare giorni, forse addirittura ancora settimane. A meno che l'alta marea, a fine mese, non faccia il miracolo.

Canale di Suez: la 'Ever Given' blocca oltre 300 navi

Queste almeno sono le previsioni della società che sta cercando di liberare la 'balena spiaggiata', la stessa che ha recuperato la Costa Concordia all'isola del Giglio, allora si chiamava Smit Salvage oggi Royal Boskalis. Solo che, con centinaia di navi in coda, nel più grave ingorgo della storia commerciale, il blocco della via di collegamento più rapida tra l'Asia e l'Europa rischia di mandare in tilt il commercio globale. Perché da questo specchio d'acqua tra il Mar Rosso e il Mediterraneo passa il 12% del traffico in generale,  il 30% dei container, il 10% delle merci e oltre il  4% del petrolio.

Le  stime di Lloyds  List  Intelligence, servizio specializzato sulle informazioni marittime, bastano a capire la portata del danno. Da Suez transitano quasi dieci miliardi di dollari al giorno, ogni ora di blocco vale  400 milioni di dollari. Movimenti che sono anche una miniera d'oro per il governo egiziano. L'allarme più serio riguarda il traffico dei container, già messo a dura prova dalla pandemia.  Mentre gli armatori di tutto il globo cominciano a interrogarsi seriamente sulle alternative. Lo zar Putin sponsorizza la rotta artica, mentre  circumnavigare l'Africa con il passaggio del Capo di Buona Speranza è una possibilità che aumenta costi e tempi. Quasi 10mila chilometri in più per una petroliera in viaggio dal Medio Oriente verso l'Europa. Non solo: si paventa pure il rischio dei pirati. Razziatori in carne ed ossa, non fantasie da film.

Il conto per l'Italia

Ma che danno porta all'Italia questo blocco che ha mandato in fibrillazione il mondo?  Gianluca Lelli, responsabile economico di Coldiretti,  prova a mettere in fila i numeri. Partendo da un dato: "L'export si stava appena riprendendo, non ci voleva proprio. I settori più penalizzati sono quelli che esportano verso la Cina, che nel 2021 registra un aumento record superiore al 29%. Alimentare, abbigliamento, mobili, macchinari. I quattro grandi settori dell'export italiano tremano. Quello verso la Cina vale 548 milioni, parliamo solo di alimentari. Olio, vino, pasta...". Ma ne risentiranno sicuramente anche le automobili di lusso, che vengono trasportate in nave. Vale anche per l'automotive. Penso ai traffici verso il Vietnam, il Laos... La meccanica di precisione, l'alta tecnologia dell'Emilia Romagna va tutta là". Un timore, alla fine, "il caos speculazione. Ormai vale su tutto. La pandemia ha accelerato comportamenti egoistici o accaparratori, non saprei come definirli. Anche questo blocco aumenta la confusione. Se dura qualche giorno è una cosa, se va avanti settimane diventa  un problema serissimo".

Andando all'origine, lo choc compromette tutto il mercato mondiale delle materie prime agricole, che già doveva fare i conti con gli effetti della pandemia e le quotazioni in aumento di zucchero, oli vegetali, cereali, latte e carne (elaborazioni Coldiretti su dati Fao a febbraio 2021). Per l'Italia, però, rischia di avere un peso importante anche l’impatto sui prezzi del petrolio, visto che  l’85% dei trasporti commerciali è su gomma.