È un fantasma, nel senso che per lo Stato non esiste. Quelli come lei, e sono tanti, la maglia azzurra se la scordano anche se sono pluricampioni. Niente cittadinanza. Solo tanti complimenti se portano a casa le medaglie. Possono gareggiare, anche a livello assoluto, ma solo come ‘equiparati’. Che è come dire spettri di talento. Danielle Frederique Madam è nata in Camerun e i verbi li coniuga benissimo. Scrive, parla, si veste e sogna italiano. E’ la nostra regina del lancio del peso: brava, bella e invisibile. Dai sette anni in poi nel paese a cui sente di...

È un fantasma, nel senso che per lo Stato non esiste. Quelli come lei, e sono tanti, la maglia azzurra se la scordano anche se sono pluricampioni. Niente cittadinanza. Solo tanti complimenti se portano a casa le medaglie. Possono gareggiare, anche a livello assoluto, ma solo come ‘equiparati’. Che è come dire spettri di talento.

Danielle Frederique Madam è nata in Camerun e i verbi li coniuga benissimo. Scrive, parla, si veste e sogna italiano. E’ la nostra regina del lancio del peso: brava, bella e invisibile. Dai sette anni in poi nel paese a cui sente di appartenere ha frequentato tutte le scuole. E adesso che ne ha 23 studia Comunicazione, innovazione e multimedialità all’Università di Pavia. All’infinito si rivolge perché è piena di speranza, non perché ignori le regole del congiuntivo. Il caso Suarez? L’esame truccato? Brutta storia. Avvilente dalla sua prospettiva. Merita quello che su Facebook definisce ‘piccolo sfogo’: "Ci sono extracomunitari di serie A (in tutti i sensi) ed extracomunitari di serie B – scrive Danielle -. O meglio, c’è chi guadagna 10 milioni a stagione e quindi "non glieli puoi far saltare perché non ha il B1", e ci sono tanti giovani che come me hanno passato la maggior parte della loro vita qui, studiano o lavorano e sono fantasmi per lo Stato".

In salotto ha tutti i trofei conquistati negli ultimi anni: cinque titoli italiani giovanili nel lancio del peso e una sfilza di accessori di lusso, l’ultimo agganciato il 22 agosto, quando è diventata campionessa regionale Lombardia 2020.

Però lo status che a qualcuno viene facile, lei lo aspetta ancora dopo 16 anni. Negli ultimi dieci ha vissuto in una casa famiglia, cosa che garantisce il requisito di domicilio ma non di residenza. E’ quando la burocrazia si mette la maschera feroce, diventa sorda e sparge ostacoli insuperabili anche per un atleta. Dieci anni possono bastare per diventare italiani ma solo se vissuti nel posto giusto.

Danielle sa di non avere niente di sbagliato: "Ho sempre sperato di poter indossare la maglia azzurra e per quella avrei dato veramente tutto – si racconta nel lungo post –. Sin da piccola sono sempre stata molto determinata, nello studio come nell’atletica. Ho sempre impostato la mia vita su piccoli e grandi obiettivi da raggiungere". Non è nel suo stile guardare dentro il piatto degli altri, ma quando è troppo è troppo. Riassume il caso Suarez, le presunte irregolarità, le domande concordate. Si inalbera: "Anche il voto sarebbe stato comunicato in anticipo al candidato!". Ma al fondo dello sfogo si accende una luce: "Nonostante tutto credo in questo paese, credo nella giustizia. E spero che un giorno qualcuno dall’alto si mettera la mano sulla coscienza e penserà anche ai diritti negati a noi, italiani di seconda generazione senza cittadinanza italiana". Se può consolare, promossa.