Il camion in bilico sul baratro dopo il crollo del ponte Morandi (Lapresse)
Il camion in bilico sul baratro dopo il crollo del ponte Morandi (Lapresse)

Genova, 11 marzo 2019 - Stanno vendendo il miracolo di Genova. Il camion Basko della Damonte trasporti che si fermò a pochi metri dal baratro, mentre crollava il ponte Morandi e l’Italia rimaneva senza fiato. Quella foto fece il giro del mondo, divenne il simbolo di una strage inaudita, 43 morti e una città spezzata, alle 11.36 del 14 agosto 2018. La cerata verde brillante e la scritta in rosso del supermercato rimasero negli occhi di tutti, nel cuore le parole di Luigi Fiorillo, 38 anni, l’autista, che ebbe in sorte pochi secondi per non morire e passare alla storia.

A quella scena ha pensato il benzinaio di Dalmine, nel Bergamasco, che qualche giorno fa ha notato il camion nel piazzale del rivenditore Italcar, lungo la Statale. Ha avuto il dubbio, l’ha detto ai titolari, il controllo della targa ha confermato tutto. Sì, era proprio il camion di Genova. "Usato, motrice isotermica con frigorifero... 857mila chilometri... portata 70 quintali... trattative riservate", dice l’annuncio sul sito dell’azienda. Che l’ha acquistato a sua volta dalla Volvo di Tortona, in uno stock. E qualcuno trova stonato che si venda un miracolo. "Mi ha salvato il mio angelo custode", disse sotto choc e commosso Fiorillo, sceso dal ponte senza un graffio ma con i nervi a pezzi. Insonnia, stress, attacchi di panico, elencò Pietro Bogliolo, il suo avvocato, ancora oggi rincorso dalle tv di mezzo mondo. Rimane cauto. Perché la strage di Genova si porta dietro un groviglio di problemi, anche sui risarcimenti. Spiega il legale: "Fiorillo è nel procedimento, per ora come parte offesa, c’è una certificazione medica a documentare i danni. Quando sarà stato stabilito perché il ponte Morandi è crollato e per colpa di chi, ci muoveremo. L’incidente probatorio si dovrebbe concludere tra aprile e maggio. Vediamo".

L’autista quella mattina tornava da una consegna, pioveva a dirotto, il traffico era rallentato e lui andava piano, per mantenere la distanza di sicurezza. Una prudenza che gli ha salvato la vita. Scampato e testimone dell’indicibile. Raccontò: "Tremava tutto, l’auto davanti a me è sparita, ho alzato gli occhi e ho visto il pilone venire giù. Ho inchiodato, ho messo la retromarcia, ho fatto un metro indietro". Poi la fuga a piedi con il cuore in gola.

La fuga dall’inferno del ponte crollato, "che quando ci passavo vibrava tutto e mi faceva paura", confidò Fiorillo. "Il camion più fortunato del mondo", disse ai giornalisti ancora incredulo l’autista di un tir che viaggiava subito dietro. Salvo, anche lui. Nella strage dei lavoratori, delle famiglie, dei ragazzi in vacanza. Un volo di 40 metri e il tempo di capire.

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