Il generale Beniamino Vergori (a sinistra), 52 anni, cede il comando al fratello, parigrado, Roberto (50 anni)
Il generale Beniamino Vergori (a sinistra), 52 anni, cede il comando al fratello, parigrado, Roberto (50 anni)
La Folgore? Un affare di famiglia. Pisa, cerimonia di avvicendamento al comando tra due fratelli. La caserma "Gamerra", sede del centro di addestramento di una delle unità d’elite dell’esercito italiano, è in festa. È qui, infatti, che ieri si è arrivati a una circostanza unica grazie a una carriera militare che si è sviluppata quasi in parallelo. Protagonisti i i generali Beniamino e Roberto Vergori, rispettivamente 52 e 50 anni. Il fratello più giovane ha preso il posto del...

La Folgore? Un affare di famiglia. Pisa, cerimonia di avvicendamento al comando tra due fratelli. La caserma "Gamerra", sede del centro di addestramento di una delle unità d’elite dell’esercito italiano, è in festa. È qui, infatti, che ieri si è arrivati a una circostanza unica grazie a una carriera militare che si è sviluppata quasi in parallelo. Protagonisti i i generali Beniamino e Roberto Vergori, rispettivamente 52 e 50 anni. Il fratello più giovane ha preso il posto del più anziano alla guida della Brigata Paracadutisti.

È la prima volta che accade nella storia della Brigata. Originari di Carmiano (Lecce), i due alti ufficiali si sono entrambi formati prima all’accademia militare di Modena e poi alla Scuola di applicazione di Torino. Ed è paracadutista della Folgore anche il terzo fratello, Stefano, tenente colonnello, in servizio a Livorno al 185° reggimento acquisizione obiettivi. Insomma, una storia familiare tutt’altro che usuale quella della famiglia Vergori, che ha scelto di servire l’Italia in uno dei corpi militari più impegnativi, da decenni al centro delle missioni internazionali più delicate. Furono i parà della Folgore, ad esempio, i protagonisti della battaglia di El Alamein, nel 1942, durante la Campagna del Nordafrica nella seconda guerra mondiale, gli unici in grado di poter resistere per 13 giorni senza cedere di un solo metro davanti agli inglesi, fino alla resa con l’onore delle armi. "I sentimenti che ci animano – ha detto Beniamino Vergori nel suo intervento – devono sempre essere quelli di operare per essere all’altezza del personale alle proprie dipendenze, di riuscire ad adempiere ai nostri compiti nel migliore dei modi, con lealtà, onestà, coraggio e professionalità, anteponendo sempre gli interessi dell’istituzione che rappresentiamo".Beniamino Vergori ha guidato i paracadusti anche nella delicatissima fase finale della missione ‘Resolute Support’ in Afghanistan, fino all’evacuazione del personale italiano.

Anche il fratello Stefano, assegnato al 183° Reggimento paracadutisti "Nembo" di Pistoia, ha operato spesso all’estero. Mentre Beniamino, dopo alcuni incarichi in distaccamenti Nato è tornato alla Folgore salendo tutti i gradini fino al comando della Brigata. Roberto, dopo un periodo allo Stato Maggiore Esercito, ha ricoperto vari incarichi prima di diventare Capo Divisione Operazioni del vertice Interforze. Ora la staffetta con il fratello.

Gabriele Masiero