La non-vita della 30enne Samantha D’Incà (nella foto) potrebbe durare ancora poco. Forse qualche settimana. Dopodichè, papà Giorgio potrà dire ai medici che è giusto staccare le macchine, perché la figlia – in stato vegetativo irreversibile da 11 mesi – avrebbe voluto così. Giorgio D’Incà, con a fianco la moglie Genzianella e il fratello gemello di Samy, ha portato a termine la sua dolorosa battaglia: vedersi riconoscere dai giudici del tribunale il diritto a decidere per conto della figlia Samantha, inchiodata da quasi un anno al letto di una residenza sanitaria alle porte di Belluno. Lo scoglio era il fatto che non esiste un testamento biologico della giovane, entrata in coma il 4 dicembre 2020, per le conseguenze di una grave infezione contratta dopo un’operazione in ospedale per la frattura di un femore. I genitori hanno dovuto così ricostruirne le volontà, testimoniando davanti ai magistrati e al comitato etico che la figlia aveva espresso in modo inequivocabile il rifiuto a qualsiasi accanimento medico, nel caso le fosse successo qualcosa di grave.