Carlo Calenda, classe 1973, dopo il voto torna al centro della scena politica
Carlo Calenda, classe 1973, dopo il voto torna al centro della scena politica
di Ettore Maria Colombo C’è chi lo chiama il partito di Draghi e chi il movimento dei "pragmatisti", ma quel che è certo è che, dopo le amministrative, i centristi vedono una prateria aprirsi e la vogliono percorrere. L’obiettivo dichiarato di alcuni di loro è costruire un rassemblement liberale o lib-dem, fortemente ancorato all’Europa, e ai suoi valori, ma anche alla Nato e agli Usa, che possa occupare lo spazio di quanti non si riconoscono né nel Pd né nel centrodestra sovranista a guida Meloni-Salvini. I “pragmatici“ vogliono diventare l’ago della bilancia della politica italiana per mettere insieme una futura coalizione di governo sul modello del partito...

di Ettore Maria Colombo

C’è chi lo chiama il partito di Draghi e chi il movimento dei "pragmatisti", ma quel che è certo è che, dopo le amministrative, i centristi vedono una prateria aprirsi e la vogliono percorrere. L’obiettivo dichiarato di alcuni di loro è costruire un rassemblement liberale o lib-dem, fortemente ancorato all’Europa, e ai suoi valori, ma anche alla Nato e agli Usa, che possa occupare lo spazio di quanti non si riconoscono né nel Pd né nel centrodestra sovranista a guida Meloni-Salvini.

I “pragmatici“ vogliono diventare l’ago della bilancia della politica italiana per mettere insieme una futura coalizione di governo sul modello del partito liberale tedesco, Fdp (liberista, peraltro). Il punto di riferimento dei vari “conversari“ che si vanno svolgendo è, ovviamente, Mario Draghi o, meglio, il suo decisionismo e il suo programma di governo, la sua azione, il suo utilizzo del Pnrr, ma anche la sua capacità di dialogo coi sindacati come con Confindustria, con lo sport come con la società civile, con i laici come con i cattolici.

A spiegare, a modo suo, il progetto e a metterci, ovviamente, il cappello è Matteo Renzi: "L’area riformista (dai moderati che non vogliono Salvini e Meloni, fino ai democratici che non vogliono morire grillini) è fortissima" – scrive il leader di IV nella sua enews. "Sia dove vinciamo, sia dove facciamo testimonianza, i risultati sono molto buoni e questo è fondamentale in vista del 2023". Renzi, cioè, dà per scontato che fino a fine legislatura non si voti, ma oggi – specie dopo la rottura della Lega sulla riforma fiscale – chi può dire che non vi saranno elezioni anticipate nel 2022 o se Draghi andrà al Colle? Nessuno.

Sulla stessa lunghezza d’onda, in ogni caso, si mette Carlo Calenda che può vantare il successo di essere il primo partito di Roma, sopra al Pd: "Il dato è che esiste un’area di riformismo pragmatica che non si accontenta dell’offerta politica attuale", dice. E vuole ‘pesare’ i suoi voti.

Di liberismo parla, da anni, Benedetto Della Vedova, segretario di Più Europa, che prende subito la palla al balzo: "Ora c’è da costruire una area europeista, liberaldemocratica e dalla tornata elettorale esce rafforzata la via di Draghi: riforme ed europeismo". Ma la platea di voti e consensi da ‘acchiappare’ è vasta e punta agli astensionisti. Il segretario dem, Enrico Letta, fiuta il pericolo e si barcamena tra la necessità di una alleanza forte con i 5Stelle (concetto ribadito ieri) e l’esigenza di rassicurare l’elettorato moderato, parlando di ‘nuovo grande’ Ulivo per non perdere il centro.

Alla finestra resta, invece, Silvio Berlusconi che però appare sempre più lontano dalla voglia di federare il centrodestra e sempre più infastidito dai toni populisti di Meloni e Salvini. Il prudente Antonio Tajani ricorda che "vince il centrodestra che si riconosce nei valori del popolarismo Ue". Ma chi sarebbero, oggi, i "liberali pragmatici"? Lo spiega l’ex azzurra Michaela Biancofiore, oggi in Coraggio Italia elencando i comprimari: "Parlo della lista civica di Calenda a Roma, della lista di Damilano a Torino, di IV di Renzi, dell’Udc, di Lupi e di Coraggio Italia". Il centro politico si fa dunque sempre più affollato, ma le percentuali di ognuno restano basse. Messi tutti insieme, questi partiti non arrivano all’8-10% dei voti e molto cambia a seconda di quale sarà la legge elettorale con cui si voterà.