di Manuela Marziani Alla vigilia dell’udienza d’appello in cui a Tel Aviv si deciderà se Eitan dovrà vivere in Italia con la famiglia paterna o in Israele con quella materna, la procura della Repubblica di Pavia ha emesso due mandati di cattura internazionali. I provvedimenti riguardano nonno Shmuel Peleg e il 50enne israeliano, che guidava l’auto con cui il bambino fu portato a Lugano per essere imbarcato su un aereo privato, destinazione Tel Aviv. Da mesi il bimbo, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone è al centro di una...

di Manuela Marziani

Alla vigilia dell’udienza d’appello in cui a Tel Aviv si deciderà se Eitan dovrà vivere in Italia con la famiglia paterna o in Israele con quella materna, la procura della Repubblica di Pavia ha emesso due mandati di cattura internazionali. I provvedimenti riguardano nonno Shmuel Peleg e il 50enne israeliano, che guidava l’auto con cui il bambino fu portato a Lugano per essere imbarcato su un aereo privato, destinazione Tel Aviv. Da mesi il bimbo, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone è al centro di una contesa familiare. Del suo sequestro devono rispondere il nonno, Shmuel Peleg, 58 anni e Gabriel Abutbul Alon, israeliano residente a Cipro. "Aspettiamo la risposta delle autorità israeliane sul mandato d’arresto internazionale e poi procederemo con la chiusura indagini e con la richiesta di processo" ha detto il procuratore aggiunto Mario Venditti. Solitamente Israele non estrada i propri cittadini e in patria è già stato aperto un procedimento analogo a quello italiano a carico di Shmuel Peleg. Nel frattempo la procura generale di Milano ha già inoltrato la richiesta di estradizione da Israele verso l’Italia del nonno materno del piccolo e dell’autista. Nell’ordinanza cautelare a carico del nonno di Eitan, il gip ha scritto che Peleg è così "furentemente ostile" nei confronti della zia Aya, da far "temere anche iniziative di attentato alla stessa incolumità personale della tutrice". Quanto a Gabriel Abutul Alon, l’uomo che l’11 settembre era alla guida dell’auto per accompagnare il nonno ed Eitan all’aeroporto di Lugano (da cui poi sono partiti con un volo privato costato 42mila euro), secondo i magistrati pavesi apparterrebbe "alla compagnia militare Blackwater, assunto dai nonni materni per assisterli e aiutarli nel loro progetto di trasferimento del piccolo Eitan in Israele". E dalle indagini emerge anche il ruolo della nonna materna Esther Cohen che avrebbe tentato di corrompere una cittadina israeliana chiedendole di aiutarla "a portare Eitan in Israele in cambio di una cospicua ricompensa in denaro". Nel corso del rapimento di Eitan sono state usate tecniche di intelligence parallela – ha scritto il gip di Pavia, Pasquale Villani, nell’ordinanza di custodia cautelare di 25 pagine –. Shmuel Peleg è riuscito a far superare al bambino il controllo al posto di frontiera aerea di Lugano a dispetto del fatto che sul passaporto israeliano del minore pendesse, visibile sugli archivi telematici in uso alle forze di polizia di vari, una denuncia di smarrimento del documento presentata dalla zia Aya e che dovesse essere stato già inserito il divieto di espatrio se non accompagnato dal tutore". Peleg ha già presentato ricorso contro il provvedimento al Riesame di Milano.