Luigi Vitali, 66 anni, senatore di Forza Italia, di professione avvocato
Luigi Vitali, 66 anni, senatore di Forza Italia, di professione avvocato
di Elena G. Polidori Prima entra, poi esce. Di corsa, dopo poche ore. "No, resto con il centrodestra, non vado con Conte, mi ha chiamato Berlusconi e anche Salvini…". Che sarà mai successo, nottetempo, al senatore Luigi Vitali, "una vita e una storia che tutti conoscono" dentro il partito azzurro che l’altra sera, a gruppo ‘Europeisti’ appena varato, aveva dato il suo placet all’ingresso nella nuova creatura centrista a Palazzo Madama, per poi fare marcia indietro alle 4 di notte. "C’ho ripensato – dice con convinzione – è umano ripensarci, no?". Certo, per carità. Ma Berlusconi e Salvini che le hanno detto per farla indietreggiare tanto rapidamente? "Berlusconi – dice – mi ha...

di Elena G. Polidori

Prima entra, poi esce. Di corsa, dopo poche ore. "No, resto con il centrodestra, non vado con Conte, mi ha chiamato Berlusconi e anche Salvini…". Che sarà mai successo, nottetempo, al senatore Luigi Vitali, "una vita e una storia che tutti conoscono" dentro il partito azzurro che l’altra sera, a gruppo ‘Europeisti’ appena varato, aveva dato il suo placet all’ingresso nella nuova creatura centrista a Palazzo Madama, per poi fare marcia indietro alle 4 di notte.

"C’ho ripensato – dice con convinzione – è umano ripensarci, no?". Certo, per carità. Ma Berlusconi e Salvini che le hanno detto per farla indietreggiare tanto rapidamente? "Berlusconi – dice – mi ha assicurato che farà di tutto per uscire da questo momento, anche appoggiare un governo di larghe intese. Insomma, non c’è nessuna corsa verso le urne. E siccome a me preoccupavano soprattutto quelle, mi è sembrato giusto restare al mio posto".

E Conte? Che ha detto a Conte? "Non gli ho telefonato, ma gli ho chiesto indirettamente scusa…". Intervistato da Un giorno da pecora di Radiouno, Vitali l’ha messa giù così: "Approfitto di questa trasmissione per chiedere scusa al presidente Conte, quando si sbaglia ci si deve assumere le proprie responsabilità. Ho fatto una valutazione errata".

Le agenzie riportano, però, che l’altra notte una pattuglia di leghisti, capitanati dal senatore Roberto Marti, che con l’azzurro ha un rapporto consolidato da anni, abbiano suonato al citofono della casa romana di Vitali, per convincerlo a riaccendere il telefono, tenuto sapientemente spento dopo l’annuncio, e a parlare col Cavaliere e il Capitano. Un uno-due che ha lasciato il segno nel parlamentare pugliese, che a quel punto non aveva molte alternative.

Il caso Vitali, però, ha creato sconquasso. E non solo dentro il nuovo gruppo di responsabili, che era convinto di aver finalmente superato quota 10 e che, invece, è tornato al punto di partenza ("Potrebbe esser stato fatto per delegittimare questo nuovo gruppo", sibilava ieri l’italo argentino Ricardo Merlo), ma anche dentro il centrodestra. Dove, in questi giorni, si vedono complotti un po’ ovunque. "Ma tu ne sapevi qualcosa?" si chiedevano ieri i forzisti di Palazzo Madama, convinti di aver schivato una trappola. Che – cioè – il senatore azzurro sia stato manovrato o che abbia voluto fare il doppio gioco. "Io – dice uno di quelli che ha aderito a palazzo Madama al nuovo gruppo Europeisti-Maie-Cd – avevo già detto a tutti di bloccare la macchina". "Vitali si era offerto a noi, ma aveva un comportamento strano", osservava ieri un big della maggioranza.

L’azzurro nei giorni scorsi ripeteva di essere "un avvocato, non un ‘costruttore’", di non volere il voto, ma i pontieri della maggioranza ribadiscono che la trattativa era stata portata avanti da un pezzo grosso del M5s, quando ancora l’Udc non aveva chiuso la porta. E che poi lo stesso Vitali era stato ‘riagganciato’ da un altro ex big grillino, oggi nelle fila del centrodestra, che lo aveva convinto a non muoversi. Invece lui si è mosso, ma poi…

E siamo a oggi. Con la domanda che si fanno tutti intorno al gruppo degli Europeisti che rischia di sgonfiarsi come un soufflé; e ora? "Ora alziamo bandiera bianca – sospirava ieri un responsabili – quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto. È chiaro che questa cosa blocca anche gli altri potenziali arrivi". L’asticella dei sì ad un Conte ter è di nuovo scesa. E, forse, potrebbe restare tutto così.