Dopo un viaggio di sette mesi, il rover della Nasa ’Perseverance’ è atterrato con successo su Marte e ha inviato la sua prima immagine della superfice del pianeta rosso, aprendo una nuova epoca nella storia dell’esplorazione spaziale. C’è vita su Marte? Lo scopo della missione, ammirata da tutto il mondo, magari con la colonna sonora in sottofondo di David Bowie Life on Mars, è trovare rsposte proprio a questa domanda. L’obiettivo della sonda è cercare conferme a quanto le due precedenti missioni marziane dell’agenzia Usa, Curiosity e Opportunity, avevano suggerito. Ossia che, miliardi di anni fa, Marte era un pianeta umido e con condizioni potenzialmente adatte alla vita. Per questo, come destinazione del rover, dopo l’atterraggio più difficile mai tentato sul suolo del...

Dopo un viaggio di sette mesi, il rover della Nasa ’Perseverance’ è atterrato con successo su Marte e ha inviato la sua prima immagine della superfice del pianeta rosso, aprendo una nuova epoca nella storia dell’esplorazione spaziale. C’è vita su Marte? Lo scopo della missione, ammirata da tutto il mondo, magari con la colonna sonora in sottofondo di David Bowie Life on Mars, è trovare rsposte proprio a questa domanda.

L’obiettivo della sonda è cercare conferme a quanto le due precedenti missioni marziane dell’agenzia Usa, Curiosity e Opportunity, avevano suggerito. Ossia che, miliardi di anni fa, Marte era un pianeta umido e con condizioni potenzialmente adatte alla vita. Per questo, come destinazione del rover, dopo l’atterraggio più difficile mai tentato sul suolo del pianeta, è stato scelto il cratere Jezero, che gli scienziati ritengono fosse stato un lago in un remoto passato. Perseverance cercherà dunque tracce chimiche di vita organica e raccoglierà campioni del suolo che saranno, tra 10 anni, i primi reperti marziani a essere riportati sulla Terra.

La missione ha tenuto la Nasa con il fiato sospeso tutto il giorno: solo nella notte sono state trasmesse le foto degli scienziati che esultavano davanti al buon risultato. Superati i "sette minuti di terrore", la delicatissima manovra con la quale il vettore è passato da 20mila a zero chilometri orari, si è aperto il paracadute e il robot, delle dimensioni di un’automobile, ha iniziato alle 21,55 italiane la sua avventura alla ricerca di indizi di vita. Costata tre miliardi di dollari, la missione durerà due anni e, oltre a cercare di rispondere a domande chiave sulla storia e l’evoluzione di Marte, ha lo scopo di porre una pietra miliare verso l’obiettivo di trasportarvi un giorno esseri umani.

Incontenibile, si diceva, la gioia degli ingegneri del laboratorio di Pasadena al momento del "touchdown". In passato, solo metà dei tentati atterraggi su Marte sono riusciti e quello di Perseverance è stato il più rischioso mai tentato. Su Jezero, un bacino largo 45 chilometri appena a Nord dell’equatore marziano, il rover robotico più sofisticato mai costruito dalla Nasa esaminerà rocce vecchie di 3,6 miliardi di anni alla ricerca di "biofirme" e tracce di vita organica. ’Perseverance’ è dotato di un perforatore, un braccio robotico di due metri e sette diversi strumenti di rilevazione scientifica. Porta con sè un piccolo elicottero, chiamato ’Ingenuity’ che tenterà il primo volo controllato sul Pianeta più amato. In caso di successo, si aprirebbero prospettive tecnologiche ancora più vaste: un rover in un giorno può coprire distanze di alcune centinaia di metri che un elicottero percorrerebbe in pochi secondi.

I campioni raccolti da ’Perseverance’ verranno stoccati in contenitori che verranno poi raccolti da una successiva missione che la Nasa recupererà in una serie di ulteriori missioni previste assieme all’European Space Agency. Febbraio è stato un mese ’frenetico’ per Marte. L’atterraggio di ieri è stato preceduto dall’invio della sonda emiratina Hope, entrata con successo nell’orbita marziana lo scorso 9 febbraio, e dal satellite orbitale cinese Tianwen-1, il cui atterraggio sarà tentato in primavera.

Ma questo ultimo successo non è solo americano. Ci sono tre ricercatori italiani fra i ‘cacciatori di vita’ che da Terra seguiranno gli strumenti a bordo del rover della Nasa. Il gruppo, dell’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) è guidato da Teresa Fornaro, unica italiana tra i 13 vincitori del bando che ha permesso di utilizzare i dati degli strumenti di bordo per un loro progetto di ricerca. Fornaro, del cui gruppo fanno parte gli esperti di astrobiologia John Brucato e Giovanni Poggiali, sempre di Arcetri, ha scelto per il suo progetto di collaborare con i responsabili scientifici dello strumento Sherloc, equipaggiato con la telecamera Watson, e con quelli dello strumento SuperCam.