Roma, 12 luglio 2018 - «Non stravolgeremo la Buona scuola». Lo ha confermato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che ieri, nel corso nella commissione congiunta di Camera e Senato per l’illustrazione delle Linee programmatiche del Miur, ha circoscritto l’intervento del nuovo governo sulla tanto criticata legge 107 ad alcuni «nodi che andranno sciolti definitivamente». Lo stesso premier Giuseppe Conte, già un mese fa, aveva parlato di «criticità» sulle quali intervenire, escludendo, di fatto, quella «riforma integrale della ‘cattiva scuola’» annunciata a maggio, solo pochi giorni prima di salire al Colle. 

Dopo l’abolizione, tra le polemiche, della cosiddetta ‘chiamata diretta’, Bussetti ha riposto il piccone, e l’obiettivo del ministro sembra ora quello di individuare i punti sui quali intervenire nell’ottica di salvare il salvabile «ridando fiducia senza ulteriori riforme o strappi». La linea del nuovo dicastero salva l’alternanza scuola-lavoro, uno dei pilastri della Buona scuola renziana, seppur con alcuni ‘aggiustamenti’. Uno strumento che «non è da archiviare» e in cui il Ministro ha detto di credere molto anche se «il più delle volte è stato inteso, sia dai ragazzi che dalle aziende, come un obbligo e non come un’opportunità». Bussetti ha assicurato che in futuro tale istituto verrà mantenuto con una maggiore attenzione volta a garantire «percorsi di qualità, rispondenti a standard di sicurezza elevati e, soprattutto, coerenti con il percorso di apprendimento dello studente interessato».

Sul reclutamento dei docenti, il ministro dell’Istruzione ha dichiarato guerra ai trasferimenti definendoli «inaccettabili». Su questo punto, molto criticato anche dai presidi e che in passato è, spesso, andato a inficiare i benefici derivanti dall’introduzione della ‘chiamata diretta’, Bussetti ha affermato che predisporrà «nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio» per garantire agli studenti «un’adeguata continuità didattica». Nella nuova scuola giallo-verde, assicura il Ministro, l’«aggiornamento continuo e la valorizzazione professionale del corpo docente diventeranno pilastro fondante su cui costruire un sistema educativo moderno, al passo coi tempi e aperto alle sfide globali». 

Altro tema caldo è stata la questione delle diplomate magistrali. Il ministro ha ribadito che le sentenze vanno rispettate ma ha anche fatto sapere di aver chiesto agli Uffici «di individuare una soluzione legislativa» in grado di contemperare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti e di assicurare un ordinato avvio del prossimo anno scolastico. Affermazioni duramente criticate dall’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. «Bussetti sta congelando la questione. Per dare una risposta equilibrata serve un disegno di legge che determini criteri differenti per poter far assumere attraverso un concorso dedicato anche le diplomate magistrali».