"Signore, a voi la prima mossa!". Era questo il grido di battaglia con cui nel 2014 Whitney Wolfe Herd presentò al mondo Bumble, la app di appuntamenti che fa tremare Tinder, la prima dove appunto sono le donne ad aprire le danze. Un salvagente per il frequentatore medio, la signora matura che vuole evitarsi le incognite imbarazzanti alla Sex and the city. Il simbolo è un’ape. Lei come un’ape è bionda e si veste quasi sempre di giallo. A 31 anni è diventata regina, la più giovane miliardaria self-made del pianeta alla guida di un gioiellino che vale 14 miliardi di dollari e che nei primi nove mesi del 2020 ha generato ricavi per 376,6 milioni. "La donna che...

"Signore, a voi la prima mossa!". Era questo il grido di battaglia con cui nel 2014 Whitney Wolfe Herd presentò al mondo Bumble, la app di appuntamenti che fa tremare Tinder, la prima dove appunto sono le donne ad aprire le danze. Un salvagente per il frequentatore medio, la signora matura che vuole evitarsi le incognite imbarazzanti alla Sex and the city. Il simbolo è un’ape. Lei come un’ape è bionda e si veste quasi sempre di giallo. A 31 anni è diventata regina, la più giovane miliardaria self-made del pianeta alla guida di un gioiellino che vale 14 miliardi di dollari e che nei primi nove mesi del 2020 ha generato ricavi per 376,6 milioni. "La donna che si rifiuta di essere silenziata dagli uomini", scriveva il Time nel 2018 inserendola fra le 100 persone più influenti dell’anno. Dopo più di 55 milioni di utenti adesso anche gli investitori si sono innamorati di lei. Al suo esordio a Wall Street, proprio a ridosso di San Valentino, Bumble ha fatto il botto: un’apertura a 76 dollari per azione in aumento dell’80% rispetto ai 43 dell’offerta pubblica iniziale. Il segreto? Guardare i rivali in faccia e fare tutto il contrario obbligando le donne a fare la prima mossa. Dice che la Borsa ha capito: "Il marchio ha un impatto sulle modalità in cui la gente si connette online ma anche sui comportamenti nella vita reale. Il mercato del dating in rete non è di quelli in cui chi vince prende tutto". Infatti in media la gente a cui piace il genere ha almeno due app di appuntamenti sullo smartphone. Su Bumble comandano le donne. E non si fanno prigionieri. Le note di benvenuto sulla homepage del sito sono veri proclami femministi: "La missione di Bumble è sempre stata di cambiare le regole del gioco. Questo è il posto dove tante persone interessanti ti stanno aspettando, sia che tu sia alla ricerca di qualcuno di speciale, di una sincera amicizia o di un’opportunità di networking". Patti chiari da subito: "Abbiamo reso non solo necessario ma anche accettabile che sia sempre la donna a fare la prima mossa, dando una smossa ai luoghi comuni. Stiamo costruendo una comunità con attorno due semplici cose: gentilezza e rispetto".

Già da bambina Whitney Wolfe Herd si sente imprenditrice, a 19 anni vende borse di bambù per aiutare le zone colpite dallo sversamento di petrolio dalla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. A 23 è co-fondatrice di Tinder, azienda che decide di abbandonare dopo due anni vincendo una causa da più di un milione di dollari per abusi, minacce e discriminazione sessuale subiti sul posto di lavoro a seguito della fine della sua relazione con un collega e co-founder. "Purtroppo viviamo ancora in un mondo dominato da uomini, dove persiste un’ineguaglianza salariale e dobbiamo subire avance non gradite e commenti inopportuni. E consideriamo normale lasciarci scivolare tutto addosso". Si lancia nell’avventura di Bumble assumendo tre ragazze senza esperienza che non considerano lo stipendio una priorità. Fanno pubblicità scrivendo con il gesso sui marciapiedi del campus. Lei traveste da ape anche il suo labrador e in tre anni la startup diventa una multinazionale dove le quote rosa sono l’85% della forza lavoro. L’applicazione si può scaricare in 150 Paesi, la tolleranza è zero: niente immagini esplicite e in certi casi nemmeno foto a petto nudo, pare poco apprezzate dalle signore.