Leo

Turrini

Dicono sia tutto fatto. Come un Moschettiere di Dumas, vent’anni dopo l’addio Gigi Buffon si appresta a tornare da dove è partito. A Parma, che lasciò nell’estate del 2001, destinazione Juventus. Ancora ventiquattro mesi di parate, una promozione in serie A da rincorrere, infine un futuro da dirigente. Non sarebbe una scelta di ripiego: a Gigi l’Immortale aveva offerto un contratto anche il Barcellona.

La citazione di Dumas ci sta tutta. Buffon è sempre stato un personaggio alla D’Artagnan, sin da quando era soltanto una ipotesi di campione. Spregiudicato e caciarone, in senso buono. Militava tra le riserve del Parma e la sua allegria era contagiosa. Non dirò che si capiva sarebbe diventato un Fenomeno, le bugie del senno di poi sono patetiche. Di sicuro, non passava inosservato. Nemmeno da ragazzo. Era un guascone con un futuro da fuoriclasse. Alla fine della fiera, il curriculum parla per lui.

Adesso, di futuro ne resta poco, agonisticamente parlando. Dino Zoff, unico portiere nella storia del calcio italiano e mondiale cui Gigi può essere accostato, disputò l’ultima partita da titolare in Nazionale nel 1983. Aveva quarantuno anni. Il Monumento friulano uscì di scena da numero uno, sulla maglia e di fatto. Buffon sceglie un’altra soluzione per il congedo. Vuole un epilogo alla D’Artagnan. Romanticamente e con memore affetto, auguri vivissimi.