Buche nelle strade (Fotogramma)
Buche nelle strade (Fotogramma)

Roma, 17 gennaio 2020 - C’è chi parla di scenario inaccettabile, chi di vergogna. Nessuno ha dubbi: lo stato di salute delle strade italiane è preoccupante. Le migliaia di buche che popolano raccordi, statali, provinciali, vie urbane e persino autostrade ne sono il simbolo peggiore. Un ragazzo disabile ha pagato con la vita il dissesto dell’asfalto a Firenze, in piazza Brunelleschi: è incappato nello squarcio con la sua carrozzina, battendo la testa. È morto qualche ora dopo. Perché le buche portano anche a questo: fanno vittime, soprattutto quando sono automobilisti, motociclisti o ciclisti a trovarsele davanti.

I dati Istat parlano di poco meno di 1.500 incidenti stradali che hanno come causa proprio l’‘incontro’ con una buca (2018), in aumento del 4,5% rispetto al 2017. Molti di questi si verificano non per l’impatto, ma perché chi è alla guida reagisce spesso provando a evitare l’ostacolo, generando conseguenze peggiori. Il dato comunque non fotografa l’esatta portata del problema: i 1.500 incidenti sono solo quelli certificati, con l’intervento delle forze dell’ordine. Migliaia quelli in cui automobilista e centauri si sono ritrovati a fare i conti con i danni ai loro mezzi, prendendosela con la sfortuna e con chi doveva fare manutenzione e non l’ha fatta. Il report dell’Istat dice anche che una volta su tre gli incidenti causati dalle buche hanno conseguenze gravi: sono oltre 500 quelli con feriti – 640 le persone coinvolte, tra conducenti e passeggeri – e quattro i morti in un anno (due su strade urbane, altrettanti sulle provinciali).

"Un paese che ricava decine di miliardi di euro dal mondo dell’automobile tra imposte, tasse e accise – tuona Giordano Biserni, presidente Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) – non può permettersi di tenere le strade in questo modo. I rischi vengono addirittura amplificati: è inaccettabile". Negli anni della crisi economica e della spending review le pubbliche amministrazioni hanno risparmiato 10 miliardi in manutenzione. "E ora ne servono tra i 40 e i 50 per ripristinare la normalità sulle nostre strade" ammette Stefano Ravaioli, direttore del Siteb, l’associazione di riferimento del settore. Molto più di una manovra finanziaria. Anche se nel 2019 la produzione di conglomerato bituminoso (e di conseguenza la manutenzione) è cresciuta "soprattutto per effetto degli appalti dell’Anas".

Chi si imbatte nelle buche rischia poi la beffa, oltre al danno. Perché non sempre è possibile ottenere il risarcimento, dovuto solo a determinate condizioni. Cioè – sentenze della Cassazione alla mano – quando il dissesto non è segnalato in maniera adeguata, quando la buca non può essere evitata o se la manutenzione non viene effettuata per trascuratezza. In caso contrario l’ente gestore della strada, non responsabile se il dissesto è provocato da eventi imprevedibili come le frane o nelle ipotesi di condotta imprudente di chi è alla guida, non è infatti tenuto al risarcimento. E allora, in una giungla di regole, la colpa ricade interamente su automobilisti e motociclisti: è in realtà la colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.