Il decreto Rilancio consentiva di usare lo smart working nella Pa fino al 31 dicembre
Il decreto Rilancio consentiva di usare lo smart working nella Pa fino al 31 dicembre
Per Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, da sempre in prima linea contro gli statali "fannulloni", lo smart working ha le ore contate. Tanto che, con un blitz allo studio dei tecnici del suo dicastero, sta pensando di inserire un articoletto nel decreto sul Green pass che di fatto trasformerà il lavoro a distanza da "regola" anti-Covid a pura e semplice eccezione. Una vera e propria svolta, che di fatto cancella le regole introdotte nell’ultimo decreto Rilancio e che consentiva alle pubbliche amministrazioni di continuare ad utilizzare lo smart working almeno fino al 31 dicembre in versione "semplificata", attraverso...

Per Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, da sempre in prima linea contro gli statali "fannulloni", lo smart working ha le ore contate. Tanto che, con un blitz allo studio dei tecnici del suo dicastero, sta pensando di inserire un articoletto nel decreto sul Green pass che di fatto trasformerà il lavoro a distanza da "regola" anti-Covid a pura e semplice eccezione. Una vera e propria svolta, che di fatto cancella le regole introdotte nell’ultimo decreto Rilancio e che consentiva alle pubbliche amministrazioni di continuare ad utilizzare lo smart working almeno fino al 31 dicembre in versione "semplificata", attraverso cioè intese individuali fra i singoli lavoratori. In attesa di una regolamentazione dell’intera materia nei contratti collettivi. L’unica variante rispetto ai precedenti provvedimenti è stata la cancellazione della soglia minima (fissata in precedenza prima al 50 e poi al 60%). Attualmente tutto è demandato ai singoli dirigenti.

Almeno fino a quando non entrerà in campo l’emendamento Brunetta che, di fatto, obbligherà tutti i lavoratori pubblici a tornare a timbrare il cartellino in ufficio. Con tanto di regole e sanzioni per chi non rispetta l’obbligo. Una brutta notizia per i tanti statali che già avevano pregustato un prolungamento delle presenze nelle località dove hanno trascorso le ferie o nelle seconde case. Un trend che, secondo un’indagine condotta dall’Unione consumatori, lascerebbe lontano dalle città circa il 30% dei dipendenti. Per il ministro della Funzione Pubblica l’operazione "rientro in presenza" è essenziale per ridare slancio al Paese e accelerare la crescita del Pil. Ma l’addio allo smart working potrebbe incrociarsi con un altro tassello: l’obbligo del Green pass per tutti i dipendenti pubblici e non solo per quelli della scuola.

In questo caso il lavoro in presenza diventerebbe ancora più "sicuro" e l’addio alle attività da remoto più semplice. Una mossa fortemente voluta anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza che, a cascata, comporta anche la messa a punto di un sistema di controlli e di sanzioni. Nel caso del pubblico impiego spetterebbe ai dirigenti fissare le quote del lavoro in presenza a seconda della logistica e delle modalità organizzative dei singoli uffici. Nella scuola il rischio è quello di un’impennata di permessi. Nel pubblico impiego un aumento del tasso di assenteismo. Si vedrà. Nel frattempo i sindacati non hanno per niente digerito la sortita di Brunetta. In primo luogo respingono al mittente le accuse sulla scarsa produttività ricordando come, secondo i dati dell’Osservatorio sull’innovazione digitale del Politecnico di Milano, oltre la metà dei dipendenti pubblici che hanno lavorato a distanza hanno raggiunto gli obiettivi fissati.

"Di lavoro agile nella pubblica amministrazione si sta parlando nella trattativa per il rinnovo del contratto e un intervento normativo prima di questo accordo sarebbe profondamente sbagliato", spara a zero il segretario generale della UIl pubblica amministrazione, Sandro Colombi. Oggi, aggiunge, "c’è un nuovo incontro sul contratto delle funzioni centrali. Lavoriamo per regolamentare il lavoro agile e siamo contrari a un intervento prima che si concluda il contratto".