Solomeo (Perugia), 9 settembre 2018 - Pochi giorni fa ha invitato 500 giornalisti da tutto il mondo e, sul palco di una terrazza nel borgo di Solomeo che dominava le colline umbre dipinte dal Perugino, ha spiegato il senso del suo capitalismo e il suo inno alla dignità del lavoro. Poi ha letto l’intervista al Papa e ha visto Jack Ma, l’uomo più ricco della Cina, mollare tutto e darsi alla filantropia.

Brunello Cucinelli, il suo messaggio è arrivato molto in alto?
«Il Papa mi ha commosso con le sue parole. La sua era quasi un’enciclica. Per quanto riguarda il fondatore di Alibaba, penso che abbia ascoltato Confucio più che me. Confucio diceva: ‘A 15 anni ho pensato seriamento allo studio, a 30 mi sono realizzato, a 40 ho trovato il mio equilibrio, a 50 anni ho risolto i miei problemi con il cielo’. È quella l’età in cui ti domandi qual è lo scopo della vita. E la risposta spesso ti fa fare scelte clamorose».

Ma cos’è questo capitalismo solidale che è diventato di moda?
«Io ho cercato di rendere contemporaneo il capitalismo, come bisognerebbe fare per ogni cosa. La mia idea è mutuata dalla decima, che per mio nonno contadino era il sistema per dare qualche beneficio a chi aveva meno. La mia idea è che il profitto è un dono, bisogna essere riconoscenti e restituire qualcosa agli altri».

Cominciamo dalla sua idea di lavoro: alle 17,30 si stacca?
«Abbiamo bisogno di lavorare il giusto, è il grande tema della vita. I 1.700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite».

Altra sua regola ferrea, niente mail nel week end..
«Questa perenne connessione, anche il sabato e la domenica, ci deteriora l’anima. Noi proviamo a bandire le mail, le chat e le videoconferenze nei giorni di festa. Se uno ha qualcosa di importante da dire, mi può sempre telefonare».

Internet è fuori dal Pantheon di Cucinelli?
«Tutt’altro. Ritengo la rete un dono del creato. Ma se non la governiamo bene, ci rovinerà lo spirito. Con Jeff Bezos ci siamo messi d’accordo per incontrarci a fine settembre».

Dalla sua Solomeo volerà nella Silicon Valley?
«Parteciperò al meeting ‘Umana riservatezza e tecnologia’. Con Bezos ci incontreremo a casa sua, non nella sede di Amazon. Quando vai in casa di qualcuno, hai sempre una visione diversa del suo mondo».

Anche la bellezza fa parte della dignità del lavoro?
«Certo, per questo abbiamo ristrutturato il borgo di Solomeo, per lasciarlo più bello a chi verrà dopo di noi. I luoghi di lavoro devono essere migliori di quelli di oggi. Dove c’è bellezza, si producono cose belle. E bisogna tornare a investire nell’educazione più che nell’istruzione. Un uomo educato è una persona speciale; uno istruito sa tante cose e basta».

Qual è la sua idea di lusso?
«Il vero lusso è vivere una vita che sia segreta al tuo smartphone. Che non deve sapere se vado a passeggiare nel bosco o se sono a Camogli a parlare a un convegno. Questo è il lusso che eleva l’animo umano, che lo avvicina alla grande bellezza».

Da quando si è quotato in Borsa, il suo titolo ha guadagnato il 50% in sei mesi. Eppure lei non parla mai di numeri. Ai 500 giornalisti ha parlato di Marco Aurelio, di Kant, di Platone, ma non ha voluto dire quanto ha speso per ristrutturare il borgo di Solomeo, con il monumento alla dignità dell’uomo..
«Non serve mai sapere la cifra, i numeri non spiegano nulla. Non dicono quanta armonia e quanto lavoro c’è dentro un prodotto e quanto è bello lavorare in un borgo come questo. Non mi preoccupo nemmeno dei governi che cambiano, in 60 anni ho visto 60 premier. Le ricordo che, dopo Nerone, venne Vespasiano».

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