Franco Agostinelli e Roberto Benigni
Franco Agostinelli e Roberto Benigni

Arezzo, 18 dicembre 2014 - Ha scritto a Benigni: lui, Roberto, il mattatore delle prime serate Tv, il trionfatore dello share sul filo dei dieci comandamenti. Per questo ha preso carta e penna e gli ha scritto. Chi? Un aretino doc trapiantato a Prato, proprio come lui: Franco Agostinelli, qui per annio parroco di piazza Giotto e poi vicario generale e a Prato (come in precedenza a Grosseto) Vescovo.

Egregio signor Benigni (parte usando un aggettivo che probabilmente conoscendolo Agostinelli non aveva mai usato in vita sua...)  sono un aretino di nascita e un pratese di adozione, un po’ come Lei. Vescovo di quest’angolo di Toscana dove tanti nostri conterranei o trovato, nei decenni passati, nuova vita e benessere. Mi permetta, dunque, di sottolineare con un po’ di orgoglio le comuni, “doppie” origini, accanto all’espressione della mia gratitudine per il Suo spettacolo televisivo sui “Dieci comandamenti”".

Avanti l'aretinità e questo è davvero un classico per il Vescovo che qui ha le sue radicin profondissime. "Nessun Vescovo avrebbe osato tanto. Lei solo avrebbe potuto riuscirci. Un’impresa quasi impossibile: far diventare il Decalogo uno “spettacolo” con il format di per sé attualmente più anti-televisivo che c’è: solo la Sua persona e la Sua voce. C’è riuscito, eccome. Affermare che le Tavole della legge sono il più grande regalo per l’umanità, che sono la via della libertà per l’uomo è trasgressione pura per le orecchie dell’uomo d’oggi".



E poi avanti, citando i passaggi preferiti e magari qualcuno che come Vescovo non potrebbe davvero firmare. Ma facendo sua anche la critica ai Vescovi. "Forse qualche sua parola o giudizio può trovarmi non in perfetta sintonia. La Chiesa cattolica non ha solo demeriti nell’interpretazione dei comandamenti, anzi. E’ innegabile però che tutte le sue parole ci hanno fatto riflettere, anche quelle più provocatorie, comprese quelle che a noi preti e Vescovi non hanno fatto fare una bella figura. Mi permetta semmai una nota a margine: forse qualche critica nei nostri confronti è un po’, come dire, datata. Ma comunque sono profondamente convinto che il clericalismo è e resta sempre una brutta cosa".

Lo ha sempre digerito male il clericalismo, fin dai tempi di piazza Giotto, e con lui Benigni sfonda un uscio, o magari un portale, aperto. E poi il ringraziamento finale, all'entusiasmo generale dell'intervento. "Ecco, sì, avessimo noi sempre un po’ di quel suo entusiasmo!". E l'invito finale. "Grazie di cuore. La aspetto a Prato". No, stavolta non dice ad Arezzo: se non altro perchè lui qui faticherebbe a incontrarlo.

L'invito ad Arezzo, anzi a Castiglion Fiorentino, gli arriva invece dalal giunta di Castiglioni, il comune dove Benigni è nato. "Robertaccio fatti vivo, è troppi anni che non ti fai vedere" gli scrive il sindaco Mario Agnelli: forte anche della statua che il suo paese, Misericordia, gli ha dedicato.