Domenica 21 Luglio 2024

Incidente di Brandizzo: difficile identificare i corpi, slittano i funerali. Pm: “Capire se lavorare senza nulla osta è una abitudine”

La procura ha chiesto ai familiari di fornire dettagli che possano aiutare l’equipe medico legale nel riconoscimento. Anche radiografie dentarie. A breve gli interrogatori dei due indagati superstiti

La ministra del Lavoro Marina Calderone oggi alla stazione di Brandizzo (Ansa)

La ministra del Lavoro Marina Calderone oggi alla stazione di Brandizzo (Ansa)

Torino, 2 settembre 2023 – Non verranno celebrati a breve i funerali dei cinque operai falciati dal treno a Brandizzo nella notte fra mercoledì e giovedì. L’identificazione sono infatti complessi a causa dello stato in cui sono ridotti i corpi delle vittime. Al momento i resti delle salme sono ancora custoditi nelle camere mortuarie dell'ospedale di Chivasso, dove sono stati portati subito dopo l'incidente ferroviario

La ministra del Lavoro Marina Calderone oggi alla stazione di Brandizzo (Ansa)
La ministra del Lavoro Marina Calderone oggi alla stazione di Brandizzo (Ansa)

La procura ha chiesto alle famiglie di fornire fotografie di tatuaggi ma anche radiografie di protesi dentarie e altri dettagli che possano facilitare le operazioni di riconoscimento. Ci saranno comunque

diverse parti che potranno riconosciute. “Le attività sono già iniziate ma si tratta di un lavoro tecnico estremamente delicato per identificare i resti in maniera ragionevole”, ha spiegato la procuratrice capo di Ivrea, Gabriella Viglione. 

Proseguono intanto le indagini: oltre a far luce sul probabile errore umano che ha causato la strage, gli inquirenti sono chiamati a pronunciarsi su eventuali ‘ordinarie’ lacune nelle procedure di sicurezza. Sembra ormai accertato che i lavoratori della Sigifer abbiano iniziato i lavori senza che fosse ancora arrivato il nulla osta. Nell’inchiesta sono attualmente due gli indagati, si tratta delle due persone sopravvissute all’incidente:  l'addetto di Rfi Antonio Massa e il caposquadraAndrea Girardin Gibin, dipendente dell’azienda di Borgo Vercelli.

Al momento dell’impatto, Massa sarebbe stato al telefono con un collega di Rfi che doveva dare l’autorizzazione al cantiere. Ma il cantiere di fatto era già stato aperto. Quella sera ci sarebbero state più telefonate tra gli addetti di Rfi, con Massa che richiamava per chiedere lumi sul permesso. Il passaggio di un altro convoglio, poco prima dell'incidente, aveva convinto a procedere con i lavori.

“Bisogna capire se procedere senza avere il permesso è una sciagurata scelta delle persone coinvolte o, al contrario, se in questo comportamento possano esserci delle abitudini, delle consuetudini e delle richieste”, ha dichiarato la pm Gabriella Viglione. A breve la procuratrice intorrogherà i due indagati superstiti e ne sapà presumibilmente di più.