In primo piano Maurizio Landini, 60 anni, segretario generale della Cgil, ieri all’uscita dell’incontro con il governo per il Green pass
In primo piano Maurizio Landini, 60 anni, segretario generale della Cgil, ieri all’uscita dell’incontro con il governo per il Green pass
Il Green pass per tutti i lavoratori s’ha da fare. Mario Draghi sta giocando una partita doppia, nella maggioranza e con le parti sociali. Il premier, suadente ma fermo, è ben conscio delle riserve di Matteo Salvini, che si dice contrario a imporre il Pass "a tutti gli italiani". "Ho parlato questa mattina (ieri, ndr) con il ministro Giorgetti: al momento non esiste un progetto definito – ha insistito anche ieri il leader della Lega – e di sicuro dico di no all’estensione a 60 milioni di italiani". Considerato che il realtà l’obbligo sarebbe solo per 18 milioni di lavoratori, Salvini fissa target alti per massimizzare l’eventuale risultato politico. Green pass obbligatorio al lavoro: da quando e i dubbi su multe e tamponi. Oggi il decreto Del resto, Draghi è forte delle...

Il Green pass per tutti i lavoratori s’ha da fare. Mario Draghi sta giocando una partita doppia, nella maggioranza e con le parti sociali. Il premier, suadente ma fermo, è ben conscio delle riserve di Matteo Salvini, che si dice contrario a imporre il Pass "a tutti gli italiani". "Ho parlato questa mattina (ieri, ndr) con il ministro Giorgetti: al momento non esiste un progetto definito – ha insistito anche ieri il leader della Lega – e di sicuro dico di no all’estensione a 60 milioni di italiani". Considerato che il realtà l’obbligo sarebbe solo per 18 milioni di lavoratori, Salvini fissa target alti per massimizzare l’eventuale risultato politico.

Green pass obbligatorio al lavoro: da quando e i dubbi su multe e tamponi. Oggi il decreto

Del resto, Draghi è forte delle posizioni favorevoli al Green pass espresse dal capodelgazione del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, e del presidente della Conferenza delle Regioni, il leghista Massimiliano Fedriga, e non concederà molto. Difficile, però, che Salvini alla fine si metta di traverso.

Più facile che l’ex vicepremier usi il credito politico che maturerebbe chiedendo di congelare – o comunque di rendere molto meno pesante – l’attesa e temuta riforma del catasto. Sul fronte elettorale, si ragiona nella Lega, ottenere il blocco di una riforma che metterebbe le mani nelle tasche degli italiani pagherebbe di più del consenso eventuale dei No vax.

Ieri Draghi ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi, per illustrare loro la linea del governo. I segretari di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri, accompagnati da Angelo Colombini della Cisl, hanno reiterato la richiesta di obbligo vaccinale. "Ma ci hanno risposto – ha detto Landini all’uscita del summit – che, al momento, è una via che il governo ha scelto di non percorrere, anche se non la escludono del tutto per il futuro". I sindacati hanno allora chiesto che, almeno in una fase transitoria, i tamponi siano gratuiti per tutti, in modo da consentire a chi non ha il vaccino di entrare al lavoro a costo zero. Ma si sono sentiti rispondere ancora picche, e sono usciti scuri in volto. Il premier e la gran parte di ministri nutrono dubbi sulla gratuità perché considerato un disincentivo a vaccinarsi: al massimo si arriverà a uno sconto del singolo tampone. Le sigle sono state soddisfatte però su un punto: i lavoratori senza Green pass non saranno licenziati né subiranno demansionamenti strutturali.

In parlamento, intanto, è arrivato il via libera definitivo al primo decreto Green pass, il provvedimento che ha introdotto dallo scorso 6 agosto il certificato verde per entrare nei ristoranti al chiuso, nelle piscine e nelle palestre, nei musei e nei cinema. La maggioranza al Senato ha tenuto, ma mostrando le consuete differenziazioni interne: il sì alla fiducia sul testo approvato dalla Camera giovedì scorso è arrivato con 189 voti favorevoli, 32 contrari e 2 astenuti.

La Lega ha votato a favore del provvedimento al Senato, ma contro – insieme a Fd’I – alla Camera, in commissione Cultura. In quel caso si votava per il secondo decreto varato dal governo (il cui ok è previsto lunedì nell’Aula di Montecitorio), che ha esteso l’obbligo della certificazione nelle scuole e nelle università e per i trasporti a lunga percorrenza. Stesso testo che, in commissione Politiche Ue di Montecitorio, martedì scorso, a cui la Lega aveva dato parere positivo assieme alle altre forze che sostengono il governo.

"Stop strumentalizzazioni sulla pelle degli studenti. Siamo contrari a uno strumento che li ghettizzi e li discrimini: il diritto allo studio non è negoziabile – hanno spiegato i deputati del Carroccio in commissione –. La scuola, come il lavoro, è un diritto". "Salvini – ha chiosato il leader di Italia Viva, Matteo Renzi – mi sembra in una fase di stop&go discutibile. Non condivido proprio il suo posizionamento politico sul Green pass: mi sembra il punto su cui il Carroccio sta veramente balbettando".