Braccio di ferro alla Cop28. Stop combustibili fossili ma i Paesi Opec dicono no

I produttori di petrolio si oppongono anche alla riduzione progressiva. Cina e Usa spingono per le rinnovabili: ora la speranza è nella mediazione .

Braccio di ferro alla Cop28. Stop combustibili fossili ma i Paesi Opec dicono no

Braccio di ferro alla Cop28. Stop combustibili fossili ma i Paesi Opec dicono no

La Cop28potrebbe essere un punto geopolitico di non ritorno. Se vincono i Paesi produttori di petrolio e gas il processo negoziale climatico nato nel 1992 finirà in un binario morto, se invece accetteranno una mediazione resterà vivo, anche se lontano dallo scatto che servirebbe per produrre risultati pari alla sfida.

A lavorare sui 13 Paesi Opec guidati dai “petrolstati“ del Golfo e i 10 Opec+ (tra i quali la Russia) che si oppongono a una eliminazione progressiva dei combustibili fossili e anche ad una loro riduzione progressiva sono – oltre ad una UE da sempre a favore di misure incisive – Stati Uniti e Cina. E qui sta la speranza. Sabato l’inviato americano per il clima John Kerry e quello cinese Xie Zhenhua si sono visti per cercare una mediazione di peso che mettendo sul piatto il peso politico dei due principali emettitori di gas serra possa convincere i Paesi Opec a evitare il braccio di ferro (la conferenza si basa sul consenso, basta un no per bloccare l’adozione dei documenti finali).

Stati Uniti e Cina sono a favore di un aumento di tre volte della capacità di generazione da rinnovabili fino a 11.000 GW nel 2030 e a ridurre in maniera progressiva e ordinata delle fonti fossili "non abbattute" (il che significa ok all’uso delle costose tecnologie CCS di cattura e stoccaggio della Co2), sostituendole con rinnovabili. Ok al nucleare come "integrativo" alle rinnovabili e anche all’aumento del tasso di crescita dell’efficienza energetica dall’attuale 2% all’anno al 4.1%. Sul triplicare le rinnovabili (anche senza CCS) ci sono ben 118 Paesi su 197. Ma il problema è convincere Open ed Opec+, totalmente indisponibili all’eliminazione progressiva, ma anche, per ora, ad una riduzione progressiva delle fonti fossili. Discorso a parte per il carbone che Stati Uniti ed UE vorrebbero eliminare al 75% entro il 2030, mentre Cina e India vogliono ridurre più lentamente. Con ogni probabilità per le fonti fossili la chiave si potrà trovare usando parole come "tendere a" o "ridurre in maniera ordinata" che significano tutto e nulla.

Ieri il presidente della Cop, lo sceicco al Jaber, ha ammesso che "serve un cambio di passo e che il testo finale dovrà trovare un consenso sulle fonti fossili, il fallimento non è un’opzione", ma il punto è quale consenso. Tutto si tiene e per questo ieri al Jaber ha tenuto un Majlis (una assemblea in stile arabo) per favorire il dialogo e oggi dovrebbe arrivare un nuovo testo sul quale le delegazioni si scontreranno per 48 ore, prima dell’inevitabile rinvio di almeno un giorno. Sperando che finisca meglio che a Sharm el Sheik lo scorso anno, quando fu un sostanziale fallimento.