"L’unica cosa certa è che volevano farmi paura. Perché? Non lo so. Mi sfuggono le ragioni: ce ne sarebbero tante, ma non ne hanno fatta trapelare nessuna. Ed è questa la cosa che più mi preoccupa". È ancora sotto choc lo scrittore Marek Halter, 85 anni, aggredito l’altra notte da due uomini incappucciati nella sua abitazione in place des Vosges, a Parigi. Ebreo di origini polacche trapiantato in Francia negli anni Cinquanta, Halter si è sempre battuto per i diritti umani, per la pace fra i popoli, contro il razzismo, contro l’antisemitismo. Logico immaginare che siano state queste sue prese di posizione, in un momento in cui sono sempre più frequenti le minacce e le offese agli ebrei (basti pensare alle continue devastazioni in...

"L’unica cosa certa è che volevano farmi paura. Perché? Non lo so. Mi sfuggono le ragioni: ce ne sarebbero tante, ma non ne hanno fatta trapelare nessuna. Ed è questa la cosa che più mi preoccupa".

È ancora sotto choc lo scrittore Marek Halter, 85 anni, aggredito l’altra notte da due uomini incappucciati nella sua abitazione in place des Vosges, a Parigi. Ebreo di origini polacche trapiantato in Francia negli anni Cinquanta, Halter si è sempre battuto per i diritti umani, per la pace fra i popoli, contro il razzismo, contro l’antisemitismo. Logico immaginare che siano state queste sue prese di posizione, in un momento in cui sono sempre più frequenti le minacce e le offese agli ebrei (basti pensare alle continue devastazioni in cimiteri israeliti), a motivare l’aggressione. Ma lui non ne sembra convinto. "Io sono un intellettuale, un uomo libero – dice – e gli uomini liberi sono nel mirino". Autore di una trentina di libri tradotti in tutto il mondo, ci racconta in questa intervista la sua disavventura.

Marek, com’è andata?

"È andata che stavo correggendo le bozze di Un mondo senza profeti, il mio ultimo libro che sarà pubblicato il 4 marzo, quando mi sono addormentato in poltrona. Saranno state le quattro di notte. Improvvisamente mi sono svegliato perché ho avvertito una presenza estranea in casa. Ho aperto gli occhi e ho visto un uomo che incombeva su di me, come in un film dell’orrore. Aveva un passamontagna nero, era vestito di nero, anche i guanti erano neri. Poi mi sono accorto che vicino alla porta c’era un altro uomo, anche lui col passamontagna, anche lui vestito di nero. Ho pensato che fossero dei professionisti, dei ladri a caccia di bottino".

Hanno avuto gesti violenti contro di lei?

"Quello più vicino a me ha reagito quando ho cercato di afferrarlo per un braccio. Ho chiesto: che cosa volete, che cosa fate in casa mia? Lui mi ha dato un colpo che mi ha buttato giù dalla poltrona. A terra l’ho preso per una gamba e mi sono messo a gridare chiedendo aiuto. Che ingenuità! Siamo in Francia, la gente ha paura a intervenire quando vede qualcuno in pericolo… C’è stata un po’ di bagarre, diciamo per tre o quattro minuti, e le conseguenze per me sono diverse ecchimosi e una costola incrinata. Quindi l’aggressore ha detto – e sono le uniche parole che ha pronunciato –: ’Se non la smetti di gridare sei un uomo morto’".

Non erano dei ladri?

"Sicuramente no, perché hanno trovato le mie carte di credito e le hanno lasciate sul tavolo, come per farmi capire che non era quello che gli interessava. E poi non hanno portato via niente".

Un’aggressione antisemita?

"Non credo. Non hanno espresso la minima rivendicazione, non mi hanno insultato, non mi hanno detto ‘sporco ebreo’ come purtroppo mi è successo svariate volte in passato".

E allora? Che idea si è fatto?

"Volevano spaventarmi. La prova: quando se ne sono andati si sono portati via la chiave, come per dirmi che sarebbero tornati".

E adesso?

"C’è un’auto della polizia davanti a casa. Il ministro dell’Interno è venuto a salutarmi. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron e il sindaco di Parigi Anne Hidalgo mi hanno telefonato in segno di solidarietà. Ho ricevuto, pensi un po’, 282mila messaggi di simpatia!".

Resta il mistero sui motivi dell’aggressione. Potrebbe essere legata al suo nuovo libro? Di che cosa parla?

"S’intitola Un mondo senza profeti. Il filo conduttore è la constatazione che gli uomini politici di oggi non hanno personaggi di spessore che li critichino obbligandoli a migliorare, dunque non resteranno nella storia. Re Davide ebbe il profeta Natan, Alessandro Magno ebbe Aristotele, per Luigi XIV ci fu Saint-Simon, per Napoleone ci fu Chateaubriand. Oggi niente, ci sono solo falsi profeti".