Ester Arzuffi, madre di Massimo Giuseppe Bossetti
Ester Arzuffi, madre di Massimo Giuseppe Bossetti

Terno D'Isola (Bergamo) - È UN PERNO, un cardine, un passaggio obbligato, nella storia terribile di Yara Gambirasio. Ester Arzuffi, la madre di Massimo Bossetti. Una vita privata, un equilibrio familiare, sconvolti e squadernati in pubblico dalla rivelazione genetica che il figlio Massimo e la gemella Laura Letizia non erano figli del marito Giovanni ma di Giuseppe Benedetto Guerinoni, conducente di autobus di Gorno. Massimo arrestato, inquisito, processato, condannato al carcere a vita per l’omicidio di Yara Gambirasio, 13enne di Brembate di Sopra. Il marito scomparso dopo una lunga lotta contro il male. La saga dei Bossetti è l’altra faccia di questa tragedia bergamasca. Venerdì Massimo Giuseppe Bossetti sarà davanti alla Corte d’Assise d’appello di Brescia per il giudizio di secondo grado.

Signora Arzuffi, come vive la vigilia di questo nuovo processo?

«Cerco di essere la mamma forte di sempre. Finora lo sono stata, devo esserlo ancora. Sono tirata, ma faccio finta di niente. Adesso voglio vedere, voglio capire tutto».

Rimane certa dell’innocenza di suo figlio?

«Sicuramente. E lo sarò sempre. So che è innocente. Lotto, combatto, perché so che mio figlio è innocente».

Ha mai pensato che potrebbe essere confermata la condanna all’ergastolo?

«Non ci penso minimamente. È fuori da ogni mio pensiero. L’assassino non è Massimo. L’assassino è fuori. Non è Massimo. Non è Massimo, lo dico ancora. Lo conosco. Io e mio marito lo abbiamo fatto e cresciuto: è un bonaccione, un buono, incapace di fare del male. Nel modo più assoluto. Lo dico perché conosco mio figlio».

Per lei sarà sempre innocente anche in caso di condanna?

«Non sarà: è innocente. E basta. Non voglio pensare a nient’altro».

Cosa vorrebbe dire a chi lo giudicherà?

«A questi giudici voglio dire solamente che guardino bene prima di condannare una persona».

Si riferisce alla perizia sul Dna?

«Solo quello. Chiediamo la ripetizione dell’esame, che venga approfondito proprio bene. Soltanto con il Dna uscirà la verità. È troppo facile dire: è lui, è Massimo Bossetti. Sono tre anni che Massimo è dentro e sono tre anni che chiede la ripetizione dell’esame. Lo chiede Massimo, lo chiediamo noi. Perché non lo fanno? Di cosa hanno paura? Vogliamo chiarezza. Si fa in fretta a condannare. Bisogna valutare tutto. Ci sono tante incongruenze».

Quali?

«Per esempio ci sono tanti altri Dna. E poi vogliamo parlare dell’arresto di Massimo? Una cosa allucinante. Peggio di Totò Riina».

L’ha visto di recente?

«È molto stanco. Stanchissimo. Però è molto forte, combattivo. Pensa ai figli. Vuole dimostrare ai figli che il papà non c’entra niente, che è la verità. Guai se non avesse i figli. Gli danno una grande forza. E ci sono la mamma e la sorella che combattono per lui. E perché esca finalmente la verità».

E di sé, signora Arzuffi, cosa vuole dire?

«Ci ho messo la faccia da subito. Mi hanno detto di tutto. Voglio capire molte cose. La mia verità rimane una sola».

Allude a Guerinoni?

«Guardi, con mio marito dicevamo una cosa: sono i nostri figli. Nostri e di nessun altro».

I suoi rapporti con Marita, sua nuora, la moglie di Massimo?

«Non è più come prima, ma non voglio giudicare. Ha tre figli, ha i suoi problemi. Io ho i miei. A parte la mancetta ai nipoti non posso fare altro. Non è più come prima. Con Massimo in carcere, ci siamo un po’ persi. Io penso a mio figlio. E ai miei nipoti. Ognuno dica quello che vuole».

Andrà al processo?

«Certo. Prima non potevo esserci perché dovevo assistere mio marito che stava male. Soffrivo, ma dovevo rimanere con lui. Adesso, purtroppo, mio marito non c’è più. Non mancherò a nessuna udienza. Sarò sempre in aula con mia figlia. Per Massimo».