di Rita Bartolomei CUGLIERI (Oristano) Un patriarca verde. Un simbolo della Sardegna. I roghi hanno divorato anche l’oleastro millenario di Tanca Manna a Cuglieri (Oristano), il più alto dell’isola. Le foto dell’albero monumentale che va a fuoco e viene quasi ridotto in cenere hanno fatto il giro dei social e provocato un’ondata di emozione. "La chioma svetta a 18-20 metri di altezza con un diametro di oltre 20 metri e l’insieme copre una superficie di oltre 300 metri quadrati". È la fotografia scattata da Ignazio Camarda – 65 anni, botanico, professore all’università di Sassari per una vita, oggi presidente dell’istituto sardo di scienze lettere e arti –...

di Rita Bartolomei

CUGLIERI (Oristano)

Un patriarca verde. Un simbolo della Sardegna. I roghi hanno divorato anche l’oleastro millenario di Tanca Manna a Cuglieri (Oristano), il più alto dell’isola. Le foto dell’albero monumentale che va a fuoco e viene quasi ridotto in cenere hanno fatto il giro dei social e provocato un’ondata di emozione. "La chioma svetta a 18-20 metri di altezza con un diametro di oltre 20 metri e l’insieme copre una superficie di oltre 300 metri quadrati". È la fotografia scattata da Ignazio Camarda – 65 anni, botanico, professore all’università di Sassari per una vita, oggi presidente dell’istituto sardo di scienze lettere e arti – nel libro ‘Grandi alberi e foreste vetuste della Sardegna’, uscito l’anno scorso. Un viaggio d’amore tra ottocento capolavori verdi dell’isola compiuto da chi studia la materia dal 1970. Ieri mattina il professore è andato a verificare le condizioni dell’olivo selvatico monumentale di Cuglieri, eletto ’albero dell’anno’ nel 2014, "meta continua di visitatori, ammirati dalla sua maestosità". "Purtroppo devo confermare che lo stato è gravissimo – spiega nel pomeriggio al telefono –, è bruciato quasi tutto. Nelle vicinanze c’era un’autobotte dei vigili del fuoco, abbiamo chiamato, l’incendio è stato bloccato. È rimasto un pezzettino di ceppaia, potrebbe essere integro. Speriamo che questa pianta possa iniziare una nuova vita attraverso nuovi polloni. In questo momento non possiamo ancora dire se una parte dell’apparato radicale sia sopravvissuta".

Un simbolo e un motivo di orgoglio per la comunità questo olivo selvatico, il tipo di specie che ha dato poi origine alle piante coltivate. Per Camarda è "sicuramente pluricentenario, non si possono escludere i mille anni ma non si può stabilire un’età precisa. L’oleastro di Tanca Manna è uno dei più grandi, assieme a quelli di Luras e di Sarule. Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, speriamo che qualcosa si sia salvato per poterlo rigenerare". Ma quanto tempo ci vorrà? "Per avere un qualcosa di significativo, anche di cent’anni".

Impossibile in questo momento fare una stima del numero di alberi caduti e ridotti in cenere dal fuoco. Abbiamo perso sicuramente "centinaia di migliaia di piante, perché l’area dei roghi è davvero molto composita, comprende macchia mediterranea e ginepreti ma anche pascoli, alberi da sughero e roverelle, olivi coltivati e vigne. Per tornare a come eravamo serviranno decine di anni".

Nel suo viaggio tra i ‘grandi vecchi’ della Sardegna, il professore aveva annotato sull’oleastro di Cuglieri: "Non è presente nessun cartello che ne indichi le caratteristiche e le precauzioni da prendere per la visita ma soprattutto il divieto di fare picnic alla base". Perché si può morire anche di troppa attenzione. In passato, ricorda, ci sono stati alberi caduti per la mano dell’uomo che voleva valorizzarli, "spesso attorno a questi monumenti verdi nascono parchi giochi e aree di sosta. E questo crea problemi all’apparato radicale". In una terra di bellezze naturali mozzafiato e disastri, scampò al grande incendio del ’94 un altro monumento verde, Sa Roda Manna, ’la ruota grande’ a Scano di Montiferro, un ettaro di lecci, agrifogli alti più di trenta metri, liane. E qualcuno ricorda che fino al 1983 anche l’oleastro di Tanca Manna aveva un gemello. Poi un incendio se lo portò via.