Tra l’altra notte e ieri sera a Lampedusa ci sono stati cinque sbarchi con 145 migranti. In Sardegna i migranti arrivati nelle ultime ore sono stati 51. E proseguono le fughe di massa: dopo Caltanissetta, ieri a Porto Empedocle un centinaio dei 520 migranti (negativi al test Covid-19) ospitati in una struttura mobile sono fuggiti e solo grazie ad uno sforzo notevole delle forze dell’ordine sono stati tutti rintracciati entro sera. "Entro pochi giorni sarà garantito l’invio nelle acque della Sicilia di una capiente nave passeggeri da riservare per le quarantene obbligatorie dei migranti e verranno inviati contingenti di forze armate per il controllo delle strutture di accoglienza", ha assicurato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in un colloquio...

Tra l’altra notte e ieri sera a Lampedusa ci sono stati cinque sbarchi con 145 migranti. In Sardegna i migranti arrivati nelle ultime ore sono stati 51. E proseguono le fughe di massa: dopo Caltanissetta, ieri a Porto Empedocle un centinaio dei 520 migranti (negativi al test Covid-19) ospitati in una struttura mobile sono fuggiti e solo grazie ad uno sforzo notevole delle forze dell’ordine sono stati tutti rintracciati entro sera. "Entro pochi giorni sarà garantito l’invio nelle acque della Sicilia di una capiente nave passeggeri da riservare per le quarantene obbligatorie dei migranti e verranno inviati contingenti di forze armate per il controllo delle strutture di accoglienza", ha assicurato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in un colloquio telefonico con il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, promettendo che entro oggi 520 migranti saranno trasferiti da Porto Empedocle e Lampedusa.

Il ministro è ben conscio che i numeri stanno decisamente risalendo. Le "forti preoccupazioni italiane" per l’incremento degli arrivi via mare sono state condivise ieri dal ministro, che a Tunisi ha incontrato il presidente tunisino Kais Saied e l’omologo Hichem Mechichi. "Con il perdurare della pandemia Covid-19, questi flussi incontrollati – ha detto Lamorgese – creano seri problemi legati alla sicurezza sanitaria nazionale che si riverberano inevitabilmente sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza, dai quali, tra l’altro, i migranti tunisini in particolare cercano di allontanarsi in ogni modo prima del termine del periodo di quarantena obbligatorio".

"Le fughe di massa – ha sottolineato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – sono una questione di salute pubblica". Il centrodestra è ovviamente in prima linea sul tema. E sottolinea come gli arrivi siano in forte crescita. "Sbarchi senza sosta nonostante l’emergenza Covid-19: 12.228 dall’inizio dell’anno a ieri, contro i 3.590 dello stesso periodo del 2019. Altro che cancellare i Decreti sicurezza: il governo li applichi e difenda i confini. Dove sono finiti i ricollocamenti dei clandestini negli altri paesi europei?", attacca Matteo Salvini.

Ne è stata fatta meno della metà, un passo lento a causa del Coronavirus che ha bloccato tutto per tre mesi. I dati del Viminale dicono che i richiedenti protezione internazionale trasferiti sono complessivamente 753, 619 dei quali dall’accordo di Malta del 23 settembre 2019 che prevedeva ricollocamento di 1.700 migranti in Francia, Germania, Portogallo, Irlanda e Spagna. Nel 2020 i trasferimenti in Europa sono stati 286, 148 in gennaio e febbraio, 59 a giugno e 79 a luglio (63 in Francia e 16 in Irlanda): dopo lo stop dovuto all’emergenza Covid-19 il meccanismo si è chiaramente rimesso in moto ma serve tempo per smaltire l’arretrato.

"Se non ci fosse stata l’emergenza Covid – osservano al Viminale – i numeri dei ricollocamenti sarebbero stati maggiori". A rendere diverso lo scenario rispetto al governo gialloverde con Salvini al Viminale c’è anche l’abbandono della politica dei porti chiusi che, nonostante i decreti Salvini sulle navi delle ong siano ancora in vigore, ha allentato la stretta. Ma non è tanto questo il punto. Dal 7 aprile i porti italiani sono chiusi per l’emergenza Covid-19 a tutti i soccorsi fatti fuori dalla nostra area Sar (soccorso in mare, ndr) e la prima nave che ne ha fatto uno dopo 8 settimane di stop alle navi Alan Kurdi e Ocean Viking bloccate per irregolarità amministrativesanitarie a inizio maggio è stata la Sea Watch lo scorso 17 giugno. Il problema ora non sono le Ong ma il flusso ’spontaneo’ ripreso dalla Libia e soprattutto dalla Tunisia, flusso che a larga maggioranza avviene non col soccorso di navi di Ong ma con gommoni, pescherecci o barconi. Da qui le visite di Lamorgese a Tripoli e Tunisi e la promessa di aiuti umanitari e supporto anti trafficanti.