Carlo Bonomi, 55 anni, è presidente di Confindustria dal 20 maggio 2020
Carlo Bonomi, 55 anni, è presidente di Confindustria dal 20 maggio 2020
di Claudia Marin ROMA Fisco, previdenza, lavoro, concorrenza, transizione energetica: il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dal palco del Palaeur di Roma rilancia i grandi nodi che l’Italia è chiamata ad affrontare e risolvere nel prossimo futuro. La ricetta degli industriali coincide con la linea del governo e con una parola d’ordine: riforme, soprattutto in ottica Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). E si riconosce nella figura di Mario Draghi, "l’uomo della necessità come De Gasperi e Ciampi", cui viene rivolto un accorato appello affinché resti a Palazzo Chigi. L’Assemblea annuale di Confindustria segna un ritorno, sia pure parziale, alla normalità, con l’evento alla presenza di 1.200 persone, nel rispetto delle misure anti–Covid,...

di Claudia Marin

ROMA

Fisco, previdenza, lavoro, concorrenza, transizione energetica: il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dal palco del Palaeur di Roma rilancia i grandi nodi che l’Italia è chiamata ad affrontare e risolvere nel prossimo futuro. La ricetta degli industriali coincide con la linea del governo e con una parola d’ordine: riforme, soprattutto in ottica Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). E si riconosce nella figura di Mario Draghi, "l’uomo della necessità come De Gasperi e Ciampi", cui viene rivolto un accorato appello affinché resti a Palazzo Chigi. L’Assemblea annuale di Confindustria segna un ritorno, sia pure parziale, alla normalità, con l’evento alla presenza di 1.200 persone, nel rispetto delle misure anti–Covid, e tanto di standing ovation per il premier che, seduto in platea, si alza e ringrazia.

La "necessità" menzionata da Bonomi segna il posizionamento degli industriali su quella che è la partita più rilevante che ruota intorno a Draghi, il bivio Palazzo Chigi-Quirinale. E il leader degli industriali si esprime con nettezza: "Ci auguriamo che continui a lungo nella sua attuale esperienza. Senza che i partiti attentino alla coesione del governo pensando alle prossime amministrative, o con veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale". Se il sostegno al premier era nell’aria (e viene ribadito sottolineando la "mano forte" che ha spinto la campagna vaccinale e la condivisione "integrale" all’estensione del Green pass), l’altro elemento politico che Bonomi aggiunge è un giudizio negativo nei confronti di chiunque metta a rischio l’operato del presidente del Consiglio. Matteo Salvini e Giorgia Meloni non vengono esplicitamente citati ma è difficile sbagliarsi: "A chi flirta coi no vax - avvisa - invece di pensare alla sicurezza di cittadini e lavoratori, come a chi pensa che questo governo è a tempo, e allora basta tergiversare, perché poi le riforme si faranno quando governerà l’una o l’altra parte, noi diciamo: basta rinvii, basta giochetti, basta veti". Un monito, quest’ultimo, rivolto anche ai grillini.

Ma quali sono i punti più spinosi del cammino che attende il Paese? La prima preoccupazione che Bonomi esprime dal palco riguarda le riforme. Il Pil atteso quest’anno al 6% soddisfa, ma senza entusiasmo, perché "la sfida è il tasso di crescita dal 2022 in avanti, che deve essere solido e duraturo". Anche qui la traccia è la necessità di mettere fine al "gioco a risiko delle bandierine del consenso effimero" perché il cronoprogramma rischia di slittare se la guerra tra i partiti continua. L’occasione dei miliardi che arrivano dall’Europa è unica. Critico l’approccio alle specificità delle singole riforme. Troppo pochi i soldi - 3 miliardi - per la riforma del fisco. Il raffronto con gli sperperi per Alitalia è un’immagine forte ed eloquente. Non solo: il taglio dell’Irpef da solo non va bene, bisogna cancellare anche l’Irap e non a somma zero, altrimenti "non si produce né crescita né occupati". Altro punto nevralgico, il lavoro. Mentre Bonomi rivendica che non ci sia stata "una corsa a licenziare", è la riforma degli ammortizzatori sociali, ancora non nata, a essere in cima ai desiderata. Ma – messaggio per il ministro Orlando - le imprese non accetteranno di "restare a fare da bancomat come già accade con la cassa integrazione". Senza contare che per le politiche attive non ci si può affidare solo agli "inefficienti" centri per l’impiego: servono, eccome, le Agenzie per il lavoro private, che hanno dato prova di saperci fare. E veniamo al nodo pensioni. E non ci sono sconti: quota 100 "è stata un furto ai danni dei soggetti più fragili del nostro welfare squilibrato, può e deve bastare così". Ma, avverte Bonomi, non va bene neppure una quota 100 "mascherata", applicata magari ai 63enni invece che ai 62enni.