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10 mar 2022

Bombe sui reparti di bimbi e donne incinte L’incubo della fuga radioattiva a Chernobyl

Mariupol sotto assedio. In due centrali manca la corrente per raffreddare il materiale stoccato: "Non arrivano dati, siamo preoccupati"

10 mar 2022
giovanni rossi
Cronaca

 

È guerra dal cielo. Guerra da terra. Guerra di comunicati. Quella, non meno insidiosa, in cui russi e ucraini si fronteggiano davanti al mondo con propaganda di antica matrice rivisitata al tempo dei social. Ma è evidente – senza possibilità di smentita – chi siano gli aggressori e chi gli aggrediti.

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Neppure all’apertura dei previsti corridoi umanitari si allenta la tensione. Dalla capitale Kiev, da Kharkhiv e dalle maggiori città, sfollano in appena "40mila su 100mila che ci provano ma non ci riescono", dichiara il negoziatore David Arakhamia. A Mariupol il quattordicesimo giorno di conflitto registra l’episodio più cruento: bombe sull’ospedale pediatrico e sul centro maternità. Attacco in certo senso annunciato dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, quando nel quotidiano briefing con la Cnn accusa la resistenza ucraina di "aver stabilito postazioni di combattimento nell’ospedale, dopo aver espulso il personale e i pazienti". Ma le immagini di madri in fuga coi figli in braccio fanno subito il giro del mondo provocando indignazione e condanna. Primo bilancio: 17 persone ferite. Poi il vice capo della polizia Vyacheslav Abroskin, citando testimoni oculari, aggrava il bollettino: "Molte donne ferite e uccise". Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky attacca l’inerzia occidentale: "Questa è atrocità! Per quanto ancora il mondo sarà complice nell’ignorare il terrore? Chiudete subito il cielo, fermate gli omicidi! Avete il potere. Qui si sta perdendo l’umanità". A Mariupol la situazione è "apocalittica", certifica la Croce Rossa. Almeno 1.170 vittime. Ieri, "47 sepolte in una fossa comune", ammette il sindaco aggiunto Serhyi Orlov. "È un genocidio. E le persone sono senza acqua, gas, riscaldamento, elettricità. Per bere, si fa sciogliere la neve".

SI SPARA E SI SOFFRE

IN TUTTO IL PAESE

La difesa ucraina riferisce di pesanti bombardamenti russi su Severodonetsk, nel Donbass. A Bucha 50 autobus di sfollati sarebbero stati bloccati dalle truppe di Mosca. I russi offrono una versione opposta: le mancate evacuazioni dipenderebbero dalle "orribili azioni dei nazionalisti ucraini che costringono i civili a restare per costruire barricate". Odessa rimane libera, ma secondo il Pentagono le forze di Mosca sono pronte ad attaccare. Kiev accusa l’aviazione russa di lanci di artiglieria contro un palazzo della Croce Rossa, mentre un Sukhoi Su-27 è abbattuto dalla resistenza.

ALLARME CHERNOBYL

DOPO IL BLACK OUT

La guerra sporca accende anche la spia del rischio nucleare. A Chernobyl si ferma la la rete di alimentazione de i sistemi di raffreddamento dell’impianto di stoccaggio del materiale radioattivo (ora sotto controllo russo). "Entro 48 ore potrebbero esserci delle fughe", lancia l’allarme Dmytro Kuleba, a capo della diplomazia di Kiev. L’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) prima conferma di aver perso "il contatto remoto di trasmissione dati con i sistemi di salvaguardia della centrale". Poi smentisce i rischi dell’avvenuto stop: "Il carico termico della vasca di stoccaggio del combustibile esaurito e il volume dell’acqua di raffreddamento sono sufficienti per garantire un’efficiente evacuazione del calore, anche senza elettricità". Mosca incolpa la resistenza ucraina di sabotaggio della linea elettrica di alimentazione. "Una provocazione estremamente pericolosa", sostiene il viceministro alla Difesa russo Nikolai Pankov, secondo il quale sarebbe merito di Mosca "l’immediata attivazione del generatore diesel di riserva". In tarda serata scatta però un nuovo allarme alla centrale di Zaporizhzhia, ben più grande, e stavolta per "l’interruzione del flusso dati da due siti con grande quantità di materiale nucleare", ammette alle 22 da Vienna il direttore Aiea Rafael Grossi.

LA CINA DIFENDE MOSCA

"LA COLPA È DI USA E NATO"

Nonostante tutto, Pechino non abbandona Vladimir Putin e anzi contrattacca: "Sono le azioni della Nato guidata dagli Stati Uniti che hanno gradualmente spinto fino al conflitto, nel tentativo di sopprimere la Cina e la Russia per mantenere la propria egemonia". Non proprio l’intervento che l’Europa si aspettava.

 

 

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