Il 'tatuaggio' della Blue Whale
Il 'tatuaggio' della Blue Whale

Napoli, 22 maggio 2017 - SALE SUL TETTO di un teatro e cerca di buttarsi giù, ma viene fermato da alcuni coetanei. Dietro a una sera di terrore, che sconvolge la tranquilla routine di Sarno (Salerno), c’è l’ombra del Blue Whale, il perverso gioco della balena blu che in Russia ha contagiato tanti adolescenti e ha fatto segnare finora ben 157 morti. 
Il sospetto che, dietro l’azione di un bambino di 11 anni, ci sia il «protocollo» del Blue Whale è forte, viste le modalità con cui si è svolto il tentativo, anche se i familiari parlano di una «bravata per attirare l’attenzione di alcune ragazzine».

Blue Whale, il gioco colpisce ancora

Tutto inizia poco dopo le 21,45 di venerdì, quando il bambino arriva in piazza Cinque Maggio. Sembra che si sia vantato con alcuni amici di partecipare al game che si conclude con il suicidio. E che lui si sarebbe detto pronto alla scena finale, quella del lancio nel vuoto da uno dei palazzi più alti della cittadina, il tetto del teatro De Lise. Un palazzo-simbolo a Sarno, in costruzione da dieci anni e mai terminato.
Qualche ragazzo però nota l’undicenne scavalcare il recinto chiuso e salire lungo le scale di sicurezza. Forse ha saputo proprio da lui che partecipava al mortale gioco, forse è solo insospettito da quella salita notturna. Così lo insegue, lo blocca, lo strattona, gli impedisce di mettere in pratica la puntata finale del raccapricciante game. Arrivano i vigilantes e altre persone che sostano in piazza: nel trambusto, l’undicenne si dà alla fuga, facendo perdere le sue tracce. Qualcuno dice di avergli visto anche i tagli sulle braccia, una delle prove richieste dai curatori del gioco che dura 50 giorni, ferite che permettono di «salire» al livello successivo. 

L'SOS / Un altro adolescente in trappola

«È SOLO un ragazzino di 11 anni – dichiara un familiare –, è in quella fascia d’età nella quale si fa di tutto per attirare l’attenzione. Voleva solo far credere di aver preso parte al gioco quando in realtà non aveva mai iniziato. Capendo la gravità della situazione e della paura che aveva diffuso tra i suoi amichetti è scappato per paura di finire nei guai». E il padre aggiunge: «Non è mai salito sul tetto, forse i suoi coetanei hanno semplicemente notato un’altra ombra e, impauriti, hanno lanciato l’allarme. Lui non ha mai avuto intenzione di buttarsi». Una difesa accorata, quella dei genitori del bambino, ignari ovviamente di quello che passava nella testa del loro figlio – gioco o bravata che sia–. D’altra parte, una delle regole del Blue Whale è quella di tacere ogni cosa con i congiunti, sbarrando con il silenzio la comprensione psicologica del game prossimo all’atto finale. L’undicenne viene rintracciato poco prima di mezzanotte. È spaventato ma vivo. «Avevo il telefonino scarico» si giustifica. I genitori controllano il suo smartphone. «Non c’è traccia che riconduca al Blue Whale. D’altra parte lui stesso aveva condannato questo gioco, cosciente delle sua pericolosità».