L’ospedale Salesi
L’ospedale Salesi

Ancona, 20 maggio 2017 - Cinquanta sfumature di morte. Regole folli per partecipare a una roulette che non sorteggia un vincitore, ma solo un senso di prostrazione che allunga l’anima degli adolescenti verso il suicidio, in un volo dal palazzo più alto della città come purificazione da ogni male. È la Blue Whale. Una fantasia social? Un’invenzione di qualche mente malata? Un fake per nascondere altre diavolerie sul web? Una cosa è certa: una ragazzina di 13 anni di Pescara era arrivata a un soffio dalla sua purificazione finale. Aveva compiuto l’intero percorso delle cinquanta prove. Già dal suo profilo social si capiscono tante cose. Postava foto eloquenti: un volto triste, affacciato sul vuoto. La 13enne aveva anche programmato il suicidio finale. «Si, è vero. Ho partecipato alla Blue Whale».

Blue Whale, il gioco colpisce ancora

Ha ammesso candidamente ai professori e ai compagni di classe quando mercoledì si è accasciata davanti a tutti, priva di forze. L’hanno salvata le amiche che sapevano del suo stato di depressione profonda. Portata in ospedale a Pescara, ai medici del pronto soccorso lo ha detto ancora: «Colpa della Blue Whale». La tredicenne era in uno stato di profonda prostrazione. Aveva i segni di tagli a un avambraccio. Ferite superficiali ormai rimarginate: i tagli, in questo gioco al massacro, sarebbero una delle prime prove imposte dal tutor ai partecipanti. A Pescara si è deciso subito per il trasferimento ad Ancona. All’ospedale materno-infantile «Salesi» c’è un reparto di neuropsichiatria molto avanzato. La tredicenne abruzzese ora si trova lì, accudita dagli psicologi, dai medici, dal personale infermieristico, sommersa dall’affetto dei genitori e dei parenti. All’arrivo ad Ancona non ha avuto timore di ribadire la sua partecipazione alla Blue Whale . Cosa che aveva già in precedenza indirizzato verso una pista ben precisa la squadra mobile di Pescara. Erano stati gli stessi genitori della ragazza a consegnare lo smartphone utilizzato dall’adolescente per chattare, e un pc dal quale potrebbero emergere altri spunti investigativi. La polizia ha anche sequestrato alcune lamette da barba, forse usate per procurarsi le ferite a un avambraccio e dei dvd di film dell’orrore, tra cui il famoso cult movie Nightmare . Che collegamento possa esserci con quanto accaduto, non si può ancora sapere.

Certo è che tutto l’insieme potrebbe far parte dell’angosciante fluttuare della balena blu. Un’immagine che è il marchio con cui ideatori e organizzatori di questa catena dell’orrore, succhiano il cervello di bambini e adolescenti, li privano di ogni capacità cognitiva. La polizia ci va molto cauta: un riconoscimento ufficiale della Blue Whale , in Italia, non c’è. E nemmeno il servizio de «Le Iene», che peraltro ha solo ripreso cose già diffuse dai media in Russia - dove le vittime presunte della Blue Whale sarebbero 153 – ha convinto a dar troppo credito alla cosa. Ma intanto la procura dell’Aquila e quella dei minori di Ancona indagano. Ipotesi di reato non ci sono ancora: l’istigazione al suicidio da attribuire agli ideatori della folle roulette è configurabile solo nel caso di lesioni gravi. E non sarebbe comunque semplice dimostrare un legame acclarato tra la Blue Whale e il tentato suicidio.