Aria sempre più irrespirabile al Nord
Aria sempre più irrespirabile al Nord

Roma, 17 gennaio 2020 - Dal fronte dello smog il bollettino è sconfortante. L’alta pressione permane e così gli alti tassi di Pm10 in atmosfera. La risposta delle città è imporre più limiti, a partire dal traffico. In Emilia-Romagna le misure emergenziali per contenere le polveri sottili sono state prorogate fino a lunedì nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Ravenna e da oggi (sempre fino a lunedì) scatteranno anche nell’area metropolitana di Bologna e nel Riminese. A Milano partono le misure di secondo livello, con limitazioni ai diesel Euro 4, anche commerciali, e limitazione all’uso delle caldaie a biomasse fino a categoria 3 stelle compresa. Torino è all’emergenza viola (stop ai diesel Euro 5), Roma conferma anche per oggi lo stop a tutti i diesel, compresi gli euro 6.

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Ma l’effetto del combinato disposto del puzzle di norme è complessivamente marginale, perchè gli interventi previsti sulle caldaie – prima fonte di emissioni di Pm10 – sono limitati. Osserva Nicola Pirrone, dirigente di ricerca e per dieci anni direttore dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr: "Lo stop al traffico è una misura tampone che da sola, a concentrazioni già alte in atmosfera, non risolve quasi nulla. Servono interventi strutturali e bisogna in primis intervenire sulle caldaie a biomassa, dalle quali proviene la maggior parte del particolato primario. Altrimenti sarà come svuotare il mare con un cucchiaino".

Il punto non è schierarsi con il partito delle auto o con quello delle caldaie – osserva Alessandro Di Menno dell’Ispra – ma avere un approccio strutturale. Il problema è complesso e il colpevole non è uno solo. Vanno pertanto bene interventi di limitazione delle categorie di veicoli più inquinanti, ma blocchi estemporanei in coda ad una emergenza spostano molto poco. Diciamo incidono per il 10%, non oltre. Serve di più. Bisogna operare sulle caldaie, perchè è un fatto che un buon 60% dell’inquinamento da Pm10 viene da lì. E nell’operare sulle caldaie bisogna poi tenere presente che quelle che emettono la stragrande maggioranza del particolato sono quelle a biomassa. Certo le più recenti sono molto più pulite di quelle di anche solo 5 anni fa, ma di fatto nel complesso emettono molto e andrebbero regolamentate, bloccando le più vecchie almeno nei periodi critici".

Naturalmente c’è anche chi le difende a spada tratta, innanzitutto perchè sono neutrali da un punto di vista climatico. "Ad inquinare – osserva Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club non sono le biomasse legnose ma l’uso ancora troppo diffuso di apparecchi vecchi e inquinanti. Dobbiamo smetterla con le solite fake news e far sapere invece qual è la realtà delle cose e soprattutto cosa bisogna fare. Innanzitutto sostituire i vecchi apparecchi a biomassa con quelli di nuova generazione che abbattono le emissioni fino all’80 per cento, un’enormità". "La sostituzione di energie fossili con energie rinnovabili come le biomasse legnose – osserva Edoardo Zanchini di Legambiente – è e resta una scelta irreversibile. Certo, accanto alla rottamazione dei vecchi apparecchi devono esserci una corretta installazione, una manutenzione responsabile e l’uso di combustibili certificati". Ma altri propongono strade nuove come le pompe di calore ad alta temperatura, che utilizzano i fluidi geotermici a bassa entalpia (a bassa temperatura, ndr) presenti nelle falde e arrivano a temperature superiori ai 60-70 gradi. "Queste macchine – osserva Riccardo Bani, presidente dell’Arse, l’associazione riscaldamento senza emissioni – utilizzano per il loro fabbisogno energetico solo per il 20-22% l’elettricità e hanno consumi dimezzati rispetto a una caldaia a gas".