Blocco auto a Milano (foto Davide Salerno)
Blocco auto a Milano (foto Davide Salerno)

Milano, 1 ottobre 2018 - Marciare divisi per colpire uniti lo smog? Il pacchetto anti inquinamento atmosferico deciso dall’accordo di bacino padano del 2017 che doveva partire oggi in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte perde per qualche giorno il Piemonte. Regione e città metropolitana di Torino non si sono messe d’accordo varando norme differenti sugli orari e sulle deroghe per alcune categorie (ambulanti e artigiani). Anche per l’eventuale blocco degli euro 4 diesel merci dopo 4 giorni consecutivi di sforamento dell’allerta arancione, o addirittura il blocco degli euro 5 in caso di allerta viola decisi da Torino, ma non dalla Regione. Un mezzo pasticcio. E così in tutto il Piemonte salta l’obbligo di oggi, che presumibilmente verrà rinviato di una settimana: un incontro per decidere il da farsi è fissato per giovedì.

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Resta il fatto che pur nella cornice dell’accordo ministero dell’Ambiente-regioni padane nel 2017, ognuno ha le sue regole: più severe in Emilia Romagna dove lo stop da oggi al 31 marzo 2019 riguarda anche i diesel Euro 4, più misurate in Lombardia e Veneto, cangianti in Piemonte. In Emilia Romagna il blocco degli Euro 4 è la nota più significativa, perchè incide su un gran numero di veicoli, ma in regione si osserva che lo stop diurno invernale è parzialmente bilanciato dagli incentivi (fino a 10mila euro) per la rottamazione dei veicoli commerciali, dal contributo di 191 euro per tre anni per chi acquista una auto ibrida, dalle esenzioni per lavoratori turnisti, per chi si sposta per motivi di cura, assistenza, emergenza, chi accompagna bambini a scuola, chi fa il car pooling (almeno 3 in auto da 4/5 posti) e per chi ha un reddito ISEE annuo fino a 14 mila euro.

Nell’accordo quadro per ridurre l’inquinamento atmosferico, e in primis di polveri sottili e biossido di azoto, non ci sono solo le norme sul parco auto che impattando su 1,1 milioni di veicoli ma anche quelle sul riscaldamento. Confermate in tutte le regioni le restrizioni già in vigore nel 2017 per i camini più vecchi, e cioè quelli aperti tradizionali , le stufe o caldaiette con efficienza energetica inferiore al 75%, ossia quelle meno efficienti, di classe «1 stella».

Il divieto si applica solo per l’uso riscaldamento e nelle abitazioni dotate di sistemi alternativi per riscaldare gli ambienti e nelle aree situate sotto i 300 metri di altitudine. Sono esclusi i Comuni montani per il loro intero territorio. Nonostante siano corse voci contrarie, non c’è nessun divieto di fare barbecue o di accendere i forni per il pane e della pizza. In caso del superamento dei livelli di allerta scattano misure ulteriori tra le quali la limitazione della temperatura delle abitazioni (19 gradi) e dei luoghi che ospitano attività produttive e artigianali (17 gradi) e il divieto di sosta con il motore acceso per tutti i veicoli.

Basterà? Molto probabilmente no e per mancanza di poltiche sostenute dai corposi investimenti necessari. In assenza di interventi strutturali di potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità alternativa e in primis di quella in bicicletta e di quella elettrica (che resta roba per pochi) e di interventi sulle altre fonti di emissione, gli sforamenti dei limiti resteranno ancora tanti e il piano anti smog risulterà volenteroso ma inadeguato alla bisogna.